FORMAZIONE ITINERATE FCP – 2020

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20200222_120238Si è svolta ieri a Roma la seconda tappa del corso di formazione itinerante 2020, organizzato dalla Federazione Cure Palliative. Scopo dell’incontro  è stato quello di approfondire la cultura delle Cure Palliative. L’invito infatti non era rivolto solo alle associazioni aderenti alla FCP, ma anche a tutte le organizzazioni non associate, allo scopo di promuovere una crescente inclusione e collaborazione tra i vari attori delle Cure Palliative presenti sul territorio. La mission è stata quella di fare chiarezza.

Location dell’evento, la sede della Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus, un’organizzazione no profit, fondata nel 1999 da Antonio e Eugenia Lefebvre D’Ovidio, in seguito alla scomparsa, a soli quarant’anni, della loro amatissima figlia Maruzza. La Fondazione è impegnata nel campo delle Cure Palliative e della terapia del dolore prettamente in ambito pediatrico, per i malati inguaribili, ed è uno dei punti di riferimento più importanti nel settore delle Cure Palliative.

La giornata formativa è iniziata con una sessione mattutina di approfondimento sui temi di attualità delle Cure Palliative. I membri del Consiglio Direttivo della Federazione ne hanno illustrato i vari punti. L’inserimento delle Cure Palliative nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), riguardanti tutte le prestazioni ed i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente. La Legge n. 38/2010 che definisce le Cure Palliative come un diritto inviolabile di ogni cittadino, in quanto tutela l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata, sia al suo nucleo familiare. Essi sono finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti,  la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici, senza nessuna distinzione tra patologie oncologiche e no.

Si è parlato della Legge 219/17 sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, detta anche legge del Biotestamento, affrontando il tema del  suicidio assistito (Sentenza della Corte Costituzione del 22.11.2019 del “caso Cappato”) e quello  dell’eutanasia.

Nel pomeriggio i partecipanti al convegno divisi in sei sessioni di lavoro, hanno elaborato un volantino  comunicativo, ciascuno indirizzato ad un target diverso, il cui obiettivo è stato quello di porre le basi per una comunicazione sul tema delle Cure Palliative che “faccia chiarezza” a tutti i livelli. L’incontro è terminato con l’illustrazione degli elaborati, fatta da ciascun portavoce dei vari gruppi di lavoro.

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IL VESCOVO DI LATINA IN VISITA AI PAZIENTI DELL’HOSPICE SAN MARCO

20200213_190940 20200213_19101020200213_191010Nel pomeriggio di oggi il Vescovo di Latina, Sua Eccellenza Mons. Mariano Crociata, si è recato a far visita  ai malati ricoverati presso la struttura dell’hospice della Clinica San Marco di Latina.

A fare gli onori di casa la dott.ssa Michela Guarda, coordinatrice infermieristica e Presidente dell’associazione “Insieme per l’Hospice San Marco – ODV”, che insieme al  personale medico e infermieristico,  ha accompagnato Monsignor Crociata nelle stanze dei pazienti, visibilmente emozionati.

Il Vescovo si è intrattenuto con ciascuno di loro portando messaggi di conforto e di speranza. Ha poi consegnato una pergamena ad ogni paziente, dove sono stati stampati alcuni brani della lettera scritta da Papa Francesco in occasione della  XXVIII Giornata mondiale del malato 2020.

Istituita il 13 maggio 1992 da Papa Giovanni Paolo II, quando gli venne diagnosticato il Parkinson, la Giornata mondiale del malato è un ricorrenza della Chiesa cattolica romana. La data dell’11 febbraio fu scelta in onore della memoria liturgica della Madonna di Lourdes. La storia della Giornata mondiale del malato ha un significato ben preciso: prendersi  cura dell’altro con tenerezza, aiutando chi ne ha bisogno con delicatezza ed educazione, senza essere indiscreti. La lettera del Santo Padre si apre con un passo del Vangelo secondo Matteo: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, io vi darò ristoro”. Le parole che Gesù pronuncia, indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e agli stanchi.

Monsignor Mariano Crociata infine, rivolgendosi al personale medico, infermieristico e ai volontari che prestano servizio nella struttura, ha ribadito l’importanza del difficile ruolo di coloro che quotidianamente si adoperano per alleviare le sofferenze altrui.IMG-20200211-WA002120200211_17374920200211_173725

https://www.ilmessaggero.it/latina/giornata_del_malato_il_vescovo_all_hospice_san_marco_di_latina-5046365.html

https://it.geosnews.com/p/it/lazio/lt/giornata-del-malato-all-hospice-san-marco-la-visita-del-vescovo-crociata_27981956

ALLEANZA PER LE PERSONE ANZIANE, IL WORKSHOP DELLA FONDAZIONE A.SORDI

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Successo dell’incontro workshop formativo della Fondazione Alberto Sordi

By Luca Guazzati in Comunicati on Gen 17, 2020Views: 80

L’incontro-workshop della Fondazione Alberto Sordi, al Roma Meeting Center, dedicato a ruoli e responsabilità di tutti coloro che operano per la terza età in ambito sociosanitario, ha riguardato una discussione di livello sul tema dell’Alleanza per le Persone Anziane, tesa anzitutto a rifiutare stereotipi e luoghi comuni o ghettizzazioni di sorta. L’anziano non è solo l’anziano malato. Gli anziani sono una risorsa che va capita e organizzata. Come per i nonni: uno può essere l’aiuto in casa che tiene i nipotini. Ma i nonni organizzati sono una potenza ed una risorsa per tutta la società.Una platea attenta di oltre cento persone ed un tavolo di esperti, oltre ai docenti Università Campus Bio-Medico di Roma e della stessa Fondazione, hanno affrontato con dati ed esperienze l’argomento cura e fragilità in tutti i suoi aspetti, con uno sguardo all’innovazione tecnologica e al mutamento delle condizioni di vita per il futuro. “Il momento formativo – ha detto il Direttore della Fondazione Alberto Sordi, avv. Ciro Intino – si arricchisce della condivisione a più voci di riflessioni, proposte ed esperienze di assistenza e di cura orientate ad ogni singola persona. Un tema centrale in una società che invecchia ma che, proprio per questo motivo, necessita di rinnovamento dei modelli organizzativi e gestionali dei servizi offerti agli anziani a tutela della loro dignità e del loro ruolo sociale”.Così, in continuità, ha aperto i lavori la relazione del prof. Riccardo Prandini Ordinario di sociologia all’Università di Bologna, che ha ricordato i principi della Carta Alleanza, presentata dalla Fondazione Alberto Sordi nel giugno dello scorso anno ad iniziare dalle nuove logiche della sostenibilità economica, culturale e sociale dei servizi e delle cure. Poi, l’advocacy sociale, la necessità di una nuova cultura dell’ospitalità ed il dibattito sulla possibile “declinazione” dei servizi, sempre più numerosi, aperti e innovativi. Su questo si è creata la prima sessione parallela di lavori, dedicata all’esperienza dell’Opera Immacolata Concezione di Padova, che ha costruito ex novo strutture senza barriere oggi diventate luogo preferito di atleti paralimpici di fama mondiale.

Ne ha parlato non solo il Direttore Fabio Toso ma anche la Presidente Giancarla Milan dell’Associazione Agorà – terza età protagonista che ha testimoniato la vitalità, l’entusiasmo e la volontà negli anziani che stando bene possono essere docenti, esempi, modelli-guida. Altro principio dell’Alleanza, la Reticolazione, ossia il fare rete fra tutti gli attori del sociale e il territorio. E’ stata ricordata la massima di Papa Francesco: “Anche il miracolo è una strategia di squadra”. Dagli accordi quadro di partenariato alle sinergie da far scattare e mantenere.

Qui, nella seconda sessione di lavori dedicata alle relazioni operatori/famiglie, Margherita Marrama della Fondazione Oikia ha registrato il punto di vista del vicepresidente Assindatcolf Andrea Zini, la relazione di Paola Garbella Direttore della Fondazione Cerino Zegna di Biella e sui risultati del lavoro del Cafè Alzheimer, l’esperienza della psicologa Anna Collobiano.

Infine, principio che guarda al futuro, la Ricerca e l’Innovazione tecnologica che spinge verso servizi nuovi e su misura, personalizzando la cura e il prendersi cura, con il ricorso a apparecchi, dispositivi e tecniche di ultima generazione dalla robotica e intelligenza artificiale alle nanotecnologie. Qui, il confronto moderato da Marta Bertolaso con le sfide del futuro, secondo Roberta Bevilacqua dell’Inrca di Ancona, Giovanni Boniolo dell’Università di Ferrara e Paolo Soda dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

La prima parte dell’incontro si è conclusa con la tavola rotonda sul fine vita, un tema raro e difficile da affrontare dove però nessuno si è tirato indietro: a cominciare dalle statistiche, raccolte nei luoghi della speranza e della cura, dall’Ospedale, dove i numeri sono più elevati, come detto dal geriatra Livio Cortese dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, alla casa privata di cui ha parlato Michela Piredda anche lei dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, alla residenza per anziani illustrata come “luogo” dall’altra esperta infermiera Ermellina Silvia Zanetti, Gruppo di Ricerca Geriatrica Brescia. Nel pomeriggio il giornalista moderatore Luca Guazzati ha introdotto – sul tema della reticolazione – sia l’esperienza dell’Inrca di Ancona, unico istituto a carattere scientifico (IRCCS) che si occupa di Longevità attiva, illustrata dal Direttore Scientifico Fabrizia Lattanzio, sia la testimonianza del Direttore generale Elisabetta Elio dell’Opera Pia Ciccarelli di Verona e del Direttore Sanitario Francesco Giuffrida di Osa, cooperativa che porta l’assistenza domiciliare a oltre 40mila pazienti, assolvendo ad un compito che l’ente pubblico appalta a terzi non potendovi far fronte altrimenti. L’intervento conclusivo è stato affidato a Maddalena Pennacchini e Bianca Di Francesco che hanno raccontato l’esperienza molto formativa per gli operatori e utile per il territorio dell’Associazione Alberto Sordi che in pratica serve con il suo centro diurno il IX Municipio di Roma, grande quanto il comune di Milano. Numeri, certo. Sono alla base dello studio per considerare la cultura della longevità come risorsa. Insieme ad esperienze positive che sono state enumerate con dovizia di particolari e l’orgoglio di chi lavora al servizio delle fragilità, che non sempre e non solo riguardano gli anziani.

Nel mutamento della nostra società, l’aumento esponenziale della popolazione anziana deve far riflettere come svolta epocale, cui bisogna arrivare preparati. Dal miglioramento delle condizioni di vita degli anziani (come aveva intuito il grande Alberto Sordi), dipende il futuro anche dei giovani, la solidità della famiglia, le politiche del welfare, dell’occupazione, la ricerca, l’innovazione e nuovi mercati produttivi, per un’economia della società del futuro dove l’anziano non dev’essere “categoria”, può altresì essere positiva risorsa, ma resta soprattutto persona.

Prof Riccardo Prandini, Direttore Ciro Intino, giornalista Luca GuazzatiMarta BertolasoRoberta Bevilacqua

AL VIA IL PROGETTO ARTE & TERAPIA “LA SCATOLA DEI PENSIERI”

Ieri mattina nell’Aula Magna della Clinica San Marco di Latina, è stata presentata “LA SCATOLA DEI PENSIERI- piccolo laboratorio portatile”.

Frutto del legame tra le associazioni di volontariato di Latina: “Insieme per l’hospice San Marco-Odv” e “Solidarte”, il progetto a quote rosa ha l’obiettivo di promuovere la solidarietà attraverso  l’arte, portando ai pazienti o ai suoi familiari un dono riutilizzabile nel tempo e nello spazio, un piccolo laboratorio “portatile” che farà compagnia e si potrà aprire e richiudere ad ogni occasione, per aggiungere, trasformarne il contenuto, o semplicemente diventare raccoglitore di ricordi e di emozioni. La scatola, è principalmente un contenitore di caramelle e altri piccoli oggetti posti al suo interno (matite, fogli colorati, gomma da cancellare) utili al paziente per stimolare la sua manualità e veicolare nel colore e nella materia i propri stati d’animo e le emozioni .

La cerimonia si è aperta coi saluti di Gerardo Saggese, Direttore Sanitario della Clinica San Marco, che ha sottolineato l’importanza di coloro che s’impegnano per il  benessere del paziente terminale,  supportando così il lavoro dei medici. Sono seguiti i ringraziamenti di Patrizia Ciccarelli, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Latina,  alle due creatrici del progetto “…Due giganti che con il loro lavoro si adoperano per migliorare la qualità della vita di questa comunità. L’intervento di Michela Guarda, Presidente di “Insieme per l’Hospice San Marco- Odv”, l’associazione no-profit nata nel 2011, composta da volontari che  lavorano in sintonia col personale dell’Unità Operativa di Cure Palliative. “L’equipe multi professionale, si occupa di migliorare la qualità di vita, garantendo  il maggior benessere psicologico e relazionale,  ai malati e ai suoi familiari. In 10 anni  abbiamo coordinato  sul territorio pontino,  4.000 pazienti terminali. Quotidianamente vengono gestiti  50 pazienti terminali, di cui 10 ricoverati presso la struttura dell’hospice”.

Chiara Venditti, medico palliativista Hospice San Marco, ha dato risalto sull’importanza di questo progetto a lei particolarmente caro, perché rappresenta il contenitore dove poter mettere tutto ciò che riguarda la storia di un paziente.

Giuliana Bocconcello, Presidente dell’associazione “Solidarte”, ha raccontato che l’dea del progetto nasce  dalle sue personali esperienze di vita vissuta accanto alla malattia della sua mamma, che aveva l’abitudine di raccogliere in un cestino foto e foglietti con le  frasi da lei scritte;  e dell’amica Luciana Faraone, l’artista di Latina scomparsa nel 1988,  autrice della stampa riportata sul coperchio della scatola, alla quale Insieme per l’Hospice e  Solidarte hanno voluto renderle omaggio per il  suo impegno come Assistente Sociale e fondatrice del Tribunale dei Diritti del Malato all’Ospedale di Latina.

Infine è intervenuto Michele Catalano, figlio di Luciana Faraone  e art director del progetto, che ha esposto  l’acquarello creato dalla sua mamma,  un nudo di donna accanto ad un aquilone. “… L’arte e la malattia spesso, riescono a dare alla persona  la piena  libertà di essere se stessa. La scatola ne è appunto l’espressione, essa rappresenta lo strumento che serve a ricordare ciò che la persona veramente è ”.

 

FB_IMG_1574545970029 Giuliana Bocconcello e Michela Guarda FB_IMG_1574545974934articolo Latina Oggi del 24 novembre 2019articolo Latina Oggi del 22.11.2019IMG-20191118-WA0025

LA MUSICOTERAPIA ENTRA NEGLI HOSPICE DI LATINA

“Musicoterapia e cure palliative: nuove prospettive di vita e cura in hospice” è il tema del convegno tenutosi sabato scorso al Conservatorio di musica di Latina, organizzato dalle associazioni APS “4 You” e “Insieme per l’hospice San Marco – ODV”. L’incontro a quote rosa, è stato voluto da entrambi i Presidenti delle rispettive associazioni: Maria Antonella Perazzetta, Aps “4 You” e Michela Guarda, “Insieme per l’Hospice San Marco – ODV”, allo scopo di diffondere l’ informazione sul tema della musica utilizzata come terapia sui pazienti, iniziando una collaborazione per introdurla anche nelle strutture degli hospice di Latina.
Hanno dato il loro contributo, la dott.ssa Maria Emerenziana D’Ulisse, docente di musicoterapia presso il conservatorio Pollini di Padova, che ha parlato della musica come elemento di cura attraverso i suoni e come essa può migliorare la qualità della vita dei pazienti. L’arte dei suoni viene da tempo applicata per curare situazioni di stress, di disagio, coma, stati vegetativi, disturbi psichici di una persona. Questa terapia è stata messa in pratica da anni con successo verso persone che hanno subito situazioni di disagio, come ad esempio i terremotati dell’Aquila. Attraverso la musica si possono aprire nuovi canali di comunicazione. La dott.ssa Sara Tilli, psicologa e psicoterapeuta, docente presso la scuola di formazione in musicoterapia “Oltre” di Roma, ha evidenziato come la mente e il corpo devono stare bene per poter eseguire e rendere efficaci gli effetti della musicoterapia. L’intervento psicologico nel decorso di una malattia oncologica è fondamentale, come poter migliorare la qualità di vita del paziente terminale attraverso la musicoterapia. Non è una terapia economica, i costi per poterla applicare sono dovuti dalle molteplici figure professionali che ruotano all’interno della terapia musicale.
La dott.ssa Michela Guarda, ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra che svolge da 10 anni, quotidianamente l’equipe multidisciplinare dell’Unità Operativa di Cure Palliative presso la Clinica San Marco di Latina, di cui lei è Dirigente infermieristico. Attività che viene svolta con impegno professionale sia all’interno della struttura residenziale dell’hospice che presso il domicilio dei pazienti; cosa sono le cure palliative e come viene attivato il servizio di assistenza per i malati terminali, il lavoro svolto dalle varie figure professionali che compongono il team di lavoro dell’Unità Operativa di Cure Palliative.
La dott.ssa Maria Teresa Palermo, flautista e musicoterapeuta, specializzata nella musicoterapia recettiva nelle sue applicazioni con i malati oncologici e cure palliative, ha parlato dell’applicazione della musicoterapia coi pazienti terminali, quali e come sono gli effetti che essa produce. Sono state mostrate alcune immagini del lavoro svolto all’interno degli hospice con i pazienti e quali sono state le loro reazioni attraverso l’ascolto della musica.
E’ seguito l’intervento della dott.ssa Eleonora Papuzzo, medico di medicina generale e palliativista, sulla Legge 38/2010 contro il dolore “utile”. Una legge fortemente innovativa che per la prima volta in Italia, garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato. Ha sottolineato l’importanza di saper individuare il dolore quale segno vitale per il paziente per poterlo trattare in maniera adeguata. L’accesso al trattamento delle cure palliative è in aumento, non solo per i malati oncologici. Molta la strada ancora da percorre, soprattutto l’informazione e la diffusione della conoscenza delle cure palliative tra il personale di medicina generale. Il commento della dott.ssa Silvia Riccio musicoterapeuta, pianista ed educatrice musicale, sul progetto adottato al Policlinico Gemelli di Roma di musicoterapia attiva che è stata applicata su pazienti ricoverati presso la struttura e i benefici da essa ottenuti. E’ seguito un breve esperimento attivo che ha coinvolto il pubblico presente in sala, che ha suonato insieme alcuni strumenti di percussione, per poi esternare singolarmente le emozioni provate al termine dell’esecuzione. La dott.ssa Francesca Fabbri, medico di base, ha dato il suo contributo circa il parere medico sull’applicazione della musicoterapia come metodo di cura da applicare sui pazienti,
A concludere i lavori la testimonianza di M. Antonietta Romaldetti e Ilda Cucca, dell’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco”, sulla loro esperienza di volontariato coi malati terminali, dell’organizzazione dell’associazione che del ruolo svolto dai volontari all’interno dell’equipe multidisciplinare. Sono stati letti infine alcuni pensieri dei volontari sulle emozioni provate stando a stretto contatto con la sofferenza.

Convegno “Insieme si può fare” – 10° Anniversario Hospice San Marco

Con l’ “Alleluja” di Cohen eseguita dal giovane violinista Gioel Paparcone, si sono aperti venerdì pomeriggio i lavori presso l’Aula Magna dell’Istituto G.B. Grassi di Latina, per il  10° anniversario dell’ Hospice San Marco.E’ stato proiettato il video firmato Enrico de Divitiis con il montaggio di Flavio Cammerano, un documento che attraverso interviste e riprese,  racconta il lavoro svolto quotidianamente dall’equipe multidisciplinare dell’Unità di Cure Palliative Hospice San Marco di Latina.La manifestazione è iniziata con i saluti delle autorità locali, il sindaco di Latina, Damiano Coletta, che ha rivolto a tutto il personale dell’Hospice San Marco, la gratitudine da parte della collettività per il servizio reso. Un particolare ringraziamento rivolto ai volontari: “Perché il nostro Paese vive con la gente che si adopera per gli altri”.Belardino Rossi, Presidente Coordinamento aziendale della Rete Locale di Cure Palliative ASL di Latina, ha sottolineato che il futuro delle Cure Palliative non saranno solo gli hospice, ma il lavoro di rete svolto insieme ad altre strutture come gli ospedali, i distretti sanitari e il domicilio dei pazienti, che contribuirà a dare maggiore comunicazione per il trattamento della terapia del dolore non solo per i malati oncologici. Gerardo Saggese, direttore Sanitario della Clinica San Marco ha ricordato che in questi anni di attività è stata rivoluzionata la realtà della Clinica San Marco, alzando il livello di qualità delle prestazioni erogate. Carlo Medici, Presidente della Provincia di Latina, ha ribadito che c’è ancora molta strada da fare sulla conoscenza delle cure palliative, pertanto è necessaria una maggiore collaborazione tra medici di famiglia e medici palliativisti per poter raggiungere maggiori obbiettivi e migliorarne i risultati.Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Latina, Giovanni Righetti, ha sottolineato l’importanza del significato di lavorare e cooperare insieme tra l’equipe dell’Unità Operativa di Cure Palliative e la famiglia del paziente. Ricordando che “Questa è la forza vincente per poter raggiungere maggiori e migliori obiettivi.” Annunziata Piccaro, Presidente, Ordine delle Professioni Infermieristiche di Latina, ha ricordato che la scelta primaria per il paziente terminale è quella domiciliare, per questo si deve fare tutto quanto sia possibile perché tutto ciò si possa realizzare.Mons. Mariano Crociata, Vescovo della Diocesi di Latina, ha espresso la propria gratitudine verso coloro che hanno permesso a questa struttura di essere fondata e di funzionare in maniera così efficiente. Il Vescovo si è soffermato su due temi delicatissimi della vicenda umana: la sofferenza e la libertà. “Sulla prima c’è poco da dire, se non che tutto quanto si fa per alleviarla è benedetto, sul tema della libertà mi limito a chiedermi se l’affermazione della libertà di porre fine alla propria vita non sia più la pretesa degli ideologi di una libertà sciolta da ogni limite e condizione, che non il desiderio di chi si trova al termine della propria esistenza. Se la richiesta di porre fine alla propria vita da parte di persone in condizioni estreme non sia l’effetto di una desolazione e di un abbandono senza speranza, più che la lucida ponderata decisione di farla finita”.A seguire il saluto di Loreto Bevilacqua, Direttore Dipartimento Assistenza Primaria, che ha ricordato l’importanza della formazione università per i medici palliativisti.Giuseppina Carreca, Direttore Distretto 2 ASL di Latina, ha evidenziato quanto è stato già fatto in 10 anni di attività in ambito di cure palliative. L’ Hospice San Marco ha anticipato, come altre strutture, di qualche anno quelli che sono stati i dettami della Legge del 15 marzo 2010 n. 38. Maria De Meo, Dirigente UOSD terapia del dolore e Cure Palliative di Latina, ha parlato del progetto in corso della formazione di  nuovi  medici palliativisti.Enzo Veltri, Responsabile della UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale S.M. Goretti di Latina, che ha ricordato che non è facile gestire una malattia oncologica sottolineando l’importanza di cooperare con i medici palliativisti interfacciandosi con loro per ottenere i migliori risultati possibili per i malati terminali. E’ seguito l’intervento di Domenico Russo, Responsabile Medico Unità di Cure Palliative e Michela Guarda, Dirigente Infermieristico entrambi operativi  presso l’Hospice San Marco, che attraverso la narrazione di una storia corredata con la proiezione di  immagini, hanno raccontato 10 anni di attività  dell’Unità Operativa di Cure Palliative Hospice San Marco. Un breve intervallo musicale della soprano coreana Min Ji Kim, che ha deliziato i presenti interpretando alcuni brani tratti da famose opere. I lavori sono proseguire con la tavola rotonda, moderata dalla giornalista e conduttrice Rai, Benedetta Rinaldi, sul tema “Dove vanno le cure palliative in Italia” dove sono intervenuti, Massimo Angelelli, Direttore Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, che ha evidenziato che la vera libertà di una persona  sta nella   possibilità che ha nel  poter scegliere tra diverse azioni. E’ fondamentale prendersi cura della intera persona, tra corpo-anima e psiche. Francesca Bordin, Responsabile Unità di Cure Palliative Hospice INI Grottaferrata, ha sottolineato che la realtà delle Cure Palliative in Italia ancora non si è uniformata. Ci sono regioni in Italia che dove gli hospice non sono ancora presenti. Occorre ancora lavorare e impegnarsi molto per diffondere la cultura delle Cure Palliative. Chiara Mastroianni, Infermiera Responsabile Formazione ANTEA associazione, ha  evidenziato il ruolo dell’infermiere in ambito palliativistico, un ruolo professionale che oltre a somministrare cure,  coordina l’intera organizzazione con il resto dei componenti dell’equipe multidisciplinare.   Domenico Russo, Responsabile Medico Unità di Cure Palliative Hospice San Marco, ha ribadito il ruolo del medico palliativista, non è soltanto colui che tratta bene il paziente, ma deve essere uno specialista di alto livello che assiste il malato per tutto il suo corso della malattia. I lavori si sono conclusi con la Lectio Magistralis “Il mondo delle Cure Palliative” di Adriana Turriziani, medico specialista in Radioterapia Oncologica, già Responsabile della UOSA Cure Palliative presso l’Ospedale Agostino Gemelli di Roma. Ha ricordato che esse sono una disciplina clinica riconosciuta a cui i pazienti dichiarati terminali devono poter accedervi, senza trascurarne gli aspetti fondamentali della solitudine, sofferenza e dolore del paziente terminale. Ha illustrato ciò che sono stati i cambiamenti apportati dalla Legge 38, che per la prima volta ha unito paziente e la sua famiglia. Il percorso delle cure palliative richiede ancora molto lavoro, occorre che diventi una disciplina accademica con personale specializzato qualificato e preparato, molta informazione e preparazione per i pazienti e i loro familiari.PHOTO-2019-09-28-10-25-51_25 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_24 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_23 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_18 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_19 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_20 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_21 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_22 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_17 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_16 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_15 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_14 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_13 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_8 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_9 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_10 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_11 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_12 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_7 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_6 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_5 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_4 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_3 PHOTO-2019-09-28-10-25-50_4 PHOTO-2019-09-28-10-25-50_5 PHOTO-2019-09-28-10-25-51 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_1 PHOTO-2019-09-28-10-25-51_2 PHOTO-2019-09-28-10-25-50_3 PHOTO-2019-09-28-10-25-50La serata ha avuto termine con un piccolo fuori programma, una targa di riconoscimento che l’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco” ha voluto consegnare a Michela Guarda, per tutto il lavoro e l’impegno reso verso tutti i membri dell’equipe e ai volontari, per la dedizione e l’amore che continua instancabilmente a dare.

“FINE VITA ED EUTANASIA LEGALE”

Martedì scorso, presso la sala “E. De Pasquale” del Comune di Latina si è tenuto il quarto dei dodici convegni in programma in tutta Italia: “Fine vita ed eutanasia legale”.

L’incontro, promosso sul territorio dall’Associazione Luca Coscioni e dall’Associazione chiesa Pastafariana Italiana, nelle persone di Maria Grazia Boaretto, Renata Comparini e Rossano Spadon, con il patrocinio del Comune e della Asl, ha riaperto la questione sull’eutanasia legale.

Sono intervenuti: il vicesindaco di Latina Paola Briganti, l’avvocato Rocco Berardo del collegio difensivo Marco Cappato, Mina Welby dell’Associazione Luca Coscioni, Beppino Englaro dell’Associazione per Eluana, l’avvocato Roberto Cerisano del foro di Latina, Renata Comparini dell’Associazione Luca Coscioni di Latina.

Michela Guarda dirigente infermieristico Hospice San Marco, ha portato il proprio contributo parlando del lavoro che si svolge quotidianamente sia all’interno della struttura dell’hospice che presso il domicilio dei pazienti terminali. “Una realtà, quella dell’hospice San Marco, – ha precisato – nata nel 2009 e che ha permesso fino ad oggi di assistere 4.297 pazienti terminali con le loro famiglie”. L’assistenza medica prestata ai malati terminali si basa sul principio della somministrazione delle cure palliative, esse affermano la vita, considerando la morte come un evento naturale; non devono né accelerare né tantomeno ritardarne la morte. Di conseguenza non si parla né di eutanasia e né di accanimento terapeutico. Lo scopo delle cure palliative è quello di dare dignità al malato terminale, evitandogli il dolore e restituendogli una qualità di vita psico-fisica fino al termine dei suoi giorni. Ha inoltre ricordato l’esistenza   su scala nazionale, delle reti di cure palliative, della terapia del dolore e quella delle cure palliative e della terapia del dolore per i pazienti pediatrici. Michela Guarda è parte integrante di una equipe multidisciplinare formata da medici palliativisti, infermieri, O.S.S, fisioterapisti, un operatore shiatsu, una psicologa e un gruppo di volontari, che prestano tutti i giorni la propria opera sia all’interno della struttura di Unità di Cure Palliative che presso il domicilio del malato, assistendo sia il paziente che la sua famiglia.

Infine sono stati evidenziati i passaggi inerenti la tematica, dal consenso informato all’attivazione del servizio di cure palliative, alla presa in incarico del paziente rispettandone sempre le sue necessità e quelle dei suoi familiari.

 

CONVEGNO “LA GESTIONE PAZIENTE EMATOLOGICO TERMINALE – EMATOLOGI E PALLIATIVISTI A CONFRONTO”

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Sabato 29 settembre 2018, nell’Aula Conferenze della Clinica San Marco di Latina, si è tenuto il convegno “La gestione del paziente ematologico terminale – ematologi e palliativisti a confronto”, organizzato dall’ Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco”.

La rete locale di cure palliative attualmente presente sul territorio, offre un modello assistenziale che mette al centro della cura sia la persona malata che la sua famiglia.  La complessità e la variabilità dei bisogni che il nucleo “paziente-famiglia” manifesta, viene ben soddisfatta attraverso setting diversificati (hospice e assistenza domiciliare) costituiti da un’équipe multidisciplinare di operatori che in maniera flessibile, si prende cura di tutti i bisogni espressi ed inespressi del paziente-famiglia, cercando di mantenere o migliorare la loro dignità e qualità di vita.

Il reparto UOC di Ematologia del Goretti di Latina, attraverso il supporto e il finanziamento  di Latina AIL, l’ Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma,  è in grado di garantire ai pazienti ematologici un servizio di cure domiciliari e trasfusionali, assicurando la presenza di medico e di un infermiere per sostenere una trasfusione, ma non riesce ad  affermare la reperibilità medica h24  e  le cure palliative integrate quotidiane di cui necessitano i pazienti ematologici in fase avanzata della malattia.

Ad oggi, i pazienti ematologici terminali sono costretti a dover raggiungere le strutture residenziali per poter effettuare una trasfusione, con un conseguente aggravio della loro qualità di vita.

Durante il convegno sono stati analizzati i vari aspetti per concretizzare l’integrazione tra l’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina e l’Associazione Italiana contro le leucemie di Latina, la cui presidente dott.ssa Caterina Allemand, ha precisato che occorre aiutare chi ha bisogno, non apparire ma fare.

Hanno moderato il prof.  Giuseppe Cimino, Primario del Reparto di Ematologia dell’ospedale Goretti, e il dr. Domenico Russo, responsabile dell’Unità Operativa di Cure Palliative della Clinica San Marco.

Il dr. Belardino Rossi, medico legale, Direttore Sanitario Asl di Latina,ha spiegato l’importanza di tutelare il paziente ematologico terminale, garantendogli la permanenza presso il proprio domicilio, riducendone così    gli accessi alle  strutture, con un notevole abbattimento dei costi per il trasferimento nelle strutture assistenziali, ogni volta che il malato  deve poter effettuare le trasfusioni di cui necessita, facilitandone   la percezione di miglioramento della qualità di vita.

Il medico, valutando le condizioni del paziente terminale, stabilisce se è opportuno o meno praticare una trasfusione” – ha evidenziato La dott.ssa Eleonora Papuzzo, medico palliativista. Occorre sempre informare il paziente terminale e la sua famiglia, che la trasfusione non è un salvavita, ma che serve a migliorare la sua sintomatologia.

L’infermiere case manager è il tessitore di legami – ha dichiarato la dott.ssa Michela Guarda, dirigente infermieristico Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, sottolineando l’importanza di integrazione tra le due equipe mediche di ematologia e medici palliativisti. L’ematologia fornisce tutte le informazioni necessarie sul paziente al momento della prese in incarico da parte dell’equipe multidisciplinare dell’Unità di cure palliative.

La trasfusione domiciliare deve fornire al paziente la stessa sicurezza, seguendo le stesse regolamentazioni di quelle praticate nella struttura, ha proseguito la dott.ssa Raffaella Marzano, Dirigente medico – UOC Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Latina.

La consulenza per accedere alle cure palliative del paziente ematologico terminale, deve essere precoce – ha affermato Il dr. Claudio Cartoni Unità Cure Palliative e domiciliari UOC ematologia del Policlinico Umberto I° di Roma, evitando che la presa in incarico da parte del medico palliativista risulti tardiva per il paziente stesso.

Occorre innanzitutto valutare le condizioni cliniche e il rapporto costo/beneficio prima di praticare una trasfusione ad un paziente terminale – ha spiegato la dott.ssa Alessia Massicci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, – sottolineando quanto l’astensione dall’effettuare la trasfusione resti una scelta difficile.

Decidere la somministrazione o ridurre la frequenza di trasfusione di emazie (cellule presenti nei globuli rossi che hanno il ruolo fondamentale di fornire ossigeno e ripulire il sangue – ndr) ha precisato il dr. Daniele Armiento, dirigente medico Policlinico  Campus Biomedico di Roma, in un paziente ematologico terminale, resta un tema  complesso che necessita di ulteriori approfondimenti e studi da parte dei medici prima di praticare una trasfusione, al fine di fronteggiare la meglio una riduzione di eventi avversi.

Sintomo cardine per un malato oncologico è l’anemia, poterne migliorare i valori, ha ribadito la dott.ssa Marta Ceccacci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, equivale a migliorare la qualità di vita del paziente terminale.

Il paziente ematologico è diverso da quello oncologico – ha precisato il dr. Sergio Mecarocci, ematologo dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, poiché diverse sono le patologie. Il trattamento di terapie antitumorali richiedono spesso trasfusioni di sangue o dei suoi componenti. Prima di praticare una trasfusione, occorre capire quali tra questi componenti del sangue occorre dover trasferire al paziente (piastrine, globuli rossi, globuli bianchi).

Occorre un’attenta valutazione caso per caso, prima di poter effettuare una trasfusione di piastrine, ad un paziente ematologico terminale, ha evidenziato la dott.ssa Federica Zoratto, oncologo Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, fornendo una corretta informazione e formazione ai familiari del paziente.

L’obiettivo dunque è quello di poter gestire a domicilio il paziente ematologico terminale, valutando sulla base del quadro clinico del paziente, calcolando quanto sia appropriato o meno praticargli una trasfusione – ha precisato il dr. Claudio Cartoni.

La dott.ssa Chiara Venditti, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco e la dott.ssa Simona Tomassini, ematologo dell’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina, hanno relazionato sulla loro esperienza di lavorativa di integrazione, portando a conoscenza alcuni casi di pazienti terminali a cui praticare una trasfusione è stato il mezzo fondamentale  per poter raggiungere un loro traguardo personale, quale festeggiare l’anniversario di matrimonio o portare al parco i suoi bambini.

Infine il prof.  Giuseppe Cimino, ha voluto sottolineare l’importanza di poter lavorare in stretta sintonia tra i medici del reparto di Ematologia del Goretti e l’equipe di medici palliativisti. “Medici che devono prendere decisioni difficili su poche evidenti certezze” ha precisato il dr. Domenico Russo.

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SEMINARIO “L’INFERMIERE COME AGENTE DI CAMBIAMENTO TRA ARTE, CULTURA E SCIENZA”

Michela Guarda

Michela Guarda

Sandra Ravazzolo

Sandra Ravazzolo

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Maurizio Parmeggiani

Vittorio Vettorino

Vittorio Vettorino

 

 

 

Si è tenuto il 27 giugno, presso l’Aula Magna della clinica San Marco di Latina, il seminario multidisciplinare sul processo di assistenza al paziente.  Quattro i  relatori: Michela Guarda, Vittorio Vettorini, Sandra Ravazzolo e Maurizio Parmeggiani.

I lavori sono iniziati con la proiezione del cortometraggio  “Due pennellate”,  ideato da Sara Ruzzier, infermiera dell’Ordine di Trieste e vincitrice del premio messo in palio dall’OPI e realizzato in collaborazione della Casa del Cinema di Trieste. Il cortometraggio descrive la realtà quotidiana  affrontata dagli infermieri, partendo dal principio fondamentale di prendersi cura del paziente, soggetto attivo, che non implica solo l’obbligo di assistenza nelle cure mediche, ma anche quello di accoglienza, di ascolto e affettività.

 

Michela Guarda,  Il ruolo dell’infermiere palliativista come esperto nel prendersi cura in modo globale della persona. Gli infermieri che operano nelle cure palliative devono rispondere alle esigenze di cura delle persone e delle loro famiglie, affette da patologie ad andamento cronico-evolutivo, per le quali non esistono terapie ai fini della guarigione. Le funzioni dell’infermiere palliativista si esprimono attraverso l’acquisizione di un’alta padronanza di cinque fondamentali ordini di competenze (Core curriculum dell’infermiere di cure palliative SICP 2012): Competenze etiche: finalizzate alla comprensione delle situazioni cliniche difficili e controverse dell’assistenza in cure palliative, con sensibilità e attenzione, tollerante e non giudicante. Competenze cliniche: per appropriati ed efficaci interventi di valutazione e trattamento dei sintomi della fase avanzata di malattia in ogni patologia evolutiva. Competenze comunicativo-relazionali: finalizzate ad un’assistenza rispettosa dell’unicità, della dignità e della volontà della persona assistita e della famiglia. Competenze psico-sociali: per un’assistenza attenta ed efficace alla globalità dei bisogni espressi. Competenze di lavoro in équipe: per un approccio integrato alla gestione dei problemi assistenziali.

Il rapporto che si instaura tra infermiere e paziente è sia di tipo clinico-assistenziale, basato sulla razionalità, professionalità e esperienza e in quella di tipo umano, in esso sono  racchiusi  sentimenti, emozioni e valori umani.

Il criterio su cui viene costruita la relazione con il paziente è  quello della centralità della persona. Il paziente non più oggetto ma soggetto di cure assistenziali, con una reciprocità di atteggiamento di apertura all’ ascolto, al  dialogo e attenzioni. La comunicazione con il soggetto  deve essere sempre chiara, semplice e comprensibile. Il rapporto che si istaura è basato sulla fiducia reciproca, sulla condivisione delle emozioni e sulla capacità di cogliere i sentimenti dell’altro. Il ruolo dell’infermiere palliativista è quello di raccoglie tutte le informazioni necessarie per adottare e applicare le terapie più opportune, controllando il pieno soddisfacimento dei bisogni del malato, coinvolgendo attivamente in questo processo i familiari. Tutto questo comporta una forte carica emotiva per gli operatori del settore   che devono  necessariamente saper bilanciare. Occorre avere la capacità di prendersi cura della propria persona. “…Se non stiamo bene noi operatori, non possiamo gestire le sofferenze altrui” – ha detto Michela Guarda – “Provare a gestire utilizzando le proprie emozioni è fondamentale nelle cure palliative”. La sindrome di burn out,  è la risposta emotiva ad uno stress cronico basato su tre principali sintomi: esaurimento emotivo (sensazione di tensione continua e inaridimento del rapporto con gli altri),  depersonalizzazione (attitudine al distacco e rifiuto verso gli utenti), mancata realizzazione emotiva (rabbia, frustrazione, mancanza di entusiasmo, desiderio di cambiare lavoro). L’esperienza dell’hospice S. Marco ha portato alla realizzazione di un progetto pilota terapeutico-formativo tra mindfulness e photolangace, autrice di questo progetto la  dott.ssa Rosa Bruni, specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista. L’equipe di cure palliative sottoposta a incontri  per valutare la quantità di stress percepito. La metodologia è basata sul principio del photolangace (nata a Lione, Francia per aiutare un gruppo di adolescenti ad esprimersi  attraverso l’uso di fotografie) e quello del mindfulness = consapevolezza (si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente). Michela Guarda che poi concluso il suo intervento: “Se da una parte dobbiamo gestire situazioni al limite, dall’altra abbiamo un ritorno di emozioni e di gratifiche…; …Le emozioni ci aiutano ad affrontare le situazioni di difficoltà”.

 

Vittorio Vettorino  infermiere palliativista che presta la propria attività presso il domicilio dei pazienti, ha dato la sua testimonianza sull’importanza dalla comunicazione con il malato terminale. Un cortometraggio, ha preceduto la  sua relazione, “Le nozze di Rowden, malato terminale”, un ragazzo di Manila, malato terminale che ha coronato il suo sogno d’amore sposandosi in ospedale.

Il nostro lavoro consiste nel curare gli inguaribili, è una professione multidisciplinare che si prende cura del malato nella sua totalità”. Attualmente presso l’Unità di Cure palliative della struttura San Marco, sono operativi 5 infermieri + 2 per le sostituzioni, che quotidianamente svolgono la loro professione  presso il domicilio dei pazienti,  coadiuvati da 2 medici palliativisti. L’area operativa è tutta la pianura di Cisterna di Latina, alcune assistenze arrivano nella provincia di Roma fino a San Felice Circeo, coperte dall’assistenza le zone montane  da Cori a Prossedi. Il  compito fondamentale dell’infermiere che presta assistenza domiciliare  è quello di capire lo stato del paziente, sentire le sue condizioni sanitarie. Usando le proprie mani, come strumento di contatto fisico con la persona. Lo sguardo, per recepire ogni singolo aspetto  emotivo o di disagio  o di angoscia da parte del malato stesso; e l’udito per ascoltare e saper poi affrontare le ansie, le paure e poter esaudire qualsiasi richiesta da parte del malato stesso e dei suoi familiari, in modo professionale. L’infermiere palliativista deve saper diffondere sicurezza, tranquillità e farsi accettare da parte del paziente sin dal primo incontro, sapendo riconoscere quali siano i suoi bisogni primari. Il rapporto che si istaura è di tipo confidenziale, avendo cura nel dettaglio, osservando ogni minima cosa o cambiamento, dimostrando attenzione in tutto. La relazione che si crea è paritaria e per essere tale occorre entrare in sintonia con l’altra persona, trovando  la giusta chiave di comunicazione. Porsi allo stesso livello del paziente, come il rapporto simbiotico che si istaura tra due innamorati, che assumono le stesse pose, gli stessi sguardi. L’obiettivo è quello di essere considerato un amico, un confidente,  uno di famiglia. Si è accennato alla metafora di Stephen Covery del Conto Corrente Emozionale.  Il rapporto tra due esseri paragonato ad un conto bancario dove oltre al denaro depositato, la banca dispone per noi un fido. Non dobbiamo solo prelevare, altrimenti il conto va in rosso e la banca non ci concede altra fiducia. Occorre anche versare sul conto corrente. Questo è il principio su cui si basa il rapporto tra due esseri, dare e avere. Momenti in cui uno dà affetto, attenzione, energia all’altra persona e momenti in cui li riceve. Le relazioni sane sono quelle in cui questa energia scorre continuamente in entrambi i sensi.  Essa altro non è che la quantità di fiducia che si è venuta a creare in una relazione. Per ottenere la fiducia del malato occorre mantenere tutto ciò che viene a lui promesso. Un elemento fondamentale – ha precisato Vittorio Vettorino – è sorridere. Non sorrisi falsi o stereotipati, ma semplici. Noi operatori dobbiamo essere i primi ad essere contenti di stare con loro. Strappare un sorriso ad un paziente è sempre un gran risultato.

 

Sandra Ravazzolo  docente di Scienze Infermieristiche,  ha esposto la sua relazione sulla comunicazione come strumento essenziale per istaurare un buon collegamento tra due persone. Gli elementi funzionali che costituiscono il processo di comunicazione sono: l’emittente (colui che sta comunicando), il ricevente (colui che accoglie il nostro messaggio); il canale (il mezzo attraverso il quale stiamo comunicando, fondamentalmente con la parola, modulando il timbro di voce, utilizzando anche il linguaggio del nostro corpo, la gestualità, l’espressione del nostro viso, la postura del nostro corpo, lo sguardo); il messaggio (ciò che stiamo dicendo, tenere sempre presente chi lo sta ricevendo e come esso viene elaborato); il feedback (positivo e negativo). L’aspetto fondamentale della comunicazione è quello di creare un rapporto con il nostro interlocutore, ponendosi al suo stesso livello, cercando di prendere confidenzialità. A volte la difficoltà di linguaggio impedisce una buona comunicazione.  Per aprire una buona comunicazione occorre stabilire un situazione di empatia, quello spazio attraverso il quale è possibile raggiungere l’obiettivo della comprensione dell’altro. Il rapporto di empatia si crea e si chiude con il paziente, al momento che terminiamo il nostro colloquio. Importante è la qualità della relazione e della comunicazione che si instaura tra il professionista e la persona assistita.

L’infermiere, non si limita solo ad eseguire interventi tecnici, prendendosi cura del malato, ma  svolge una funzione terapeutica e supportiva attraverso il dialogo, con lo scopo di stabilire una ripresa efficace e personalizzata volta al soddisfacimento dei bisogni, al recupero dell’autonomia e all’adattamento allo stress che ogni malattia o forma di disagio porta con sé.

 

Maurizio Parmeggiani   Presidente AIDIPH, Associazione Italiana Diffusione  Insegnamento Pranic Healing, ha parlato dell’assistenza olistica al paziente.

Il Pranic Healing è una disciplina bio-naturale elaborata  lo scorso secolo da Master Choa Kok Sui, un uomo d’affari e ingegnere filippino  di origine cinese. La disciplina comprende tecniche di meditazione e di imposizioni delle mani che possono essere praticate da soli o essere praticate da un operatore, basate sul concetto di prana (energia vitale: sole, aria, terra).  Il  Pranic Healing è la guarigione e autoguarigione attraverso l’uso di questa energia, presente ovunque, che ognuno di noi possiede. I due presupposti su cui si fonda il Pranic Healing sono il corpo fisico e il corpo energetico, quest’ultimo trasmette le sensazioni (ad esempio quando una persona ci risulta poco gradevole a prima vista) queste sensazioni vengono recepite dal nostro corpo energetico. I disturbi fisici, emozionali o mentali si manifestano come alterazioni del corpo energetico.  Questa tecnica naturale, che non pretende di sostituirsi alla medicina e alle terapie mediche,  è in grado di correggere questi squilibri per mezzo di una  diagnosi energetica, rimuovendo le energie congestionate, e proiettando energia vitale. Il Pranic Healing insegna inoltre come incrementare il potere di guarigione del terapeuta, proteggersi dalla contaminazione eterica, rafforzare la salute fisica, emozionale, mentale ed aumentare il proprio potere personale e la propria vitalità, prevenire le malattie, materializzare i propri obiettivi , sviluppare una migliore sensibilità, compassione e pace interiore, accelerare la propria crescita spirituale in modo sicuro. Questa disciplina applicata ai malati terminali, interviene alleviando il loro dolore, non eliminando la malattia stessa. Il danno fisico rimane ma scompare il dolore, poiché interviene sul piano energetico del paziente. Una persona smette di vivere quando il suo corpo energetico smette di funzionare.

 

 

 

OTTAVO ANNIVERSARIO HOSPICE SAN MARCO

image2 image1Sabato 23 dicembre 2017, al teatro Moderno di Latina si sono conclusi i festeggiamenti per l’ottavo anniversario della fondazione dell’Unità Operativa di Cure Palliative presso la struttura San Marco di Latina.
Il saluto iniziale di Michela Guarda, presidente dell’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco” che ha annunciato la realizzazione di due progetti del Centro di Cure Palliative: il primo riguarda la Terapia occupazionale, un programma che vede impegnati pazienti e volontari dell’hospice con attività ricreative. Il progetto offrirà una risposta sempre più attenta ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie, l’obiettivo è quello di migliorare la loro qualità di vita, di comunicazione e di riacquisizione del proprio ruolo sociale e di autostima. L’altro progetto che partirà in primavera, è un incontro formativo di divulgazione della Rete assistenziale sul paziente ematologico terminale.
La serata è entrata nel vivo con l’esibizione di Annalisa Brignola e Raffaele Flamia, che hanno dato prova della loro professionalità deliziando gli spettatori con Il ritmo, la sensualità, la passione che solo le danze andaluse riescono a trasmettere, con la voce suadente del cantaor Rosarillo, sostenuto e accompagnato dal tocaor, il chitarrista di flamenco: Pasquale Ruocco della Compagnia “Arte y Flamenco” .
La conduttrice Maria Corsetti, ha proclamato i vincitori del concorso indetto per gli Istituti Superiori di Latina: “Oltre le parole: la sofferenza, la malattia, e la solidarietà attraverso l’arte”. Sono tre giovani studentesse dell’Istituto Tecnico Industriale “Gugliemo Marconi” di Latina, istituto vincitore per il terzo anno consecutivo: Maryanne Mihyar, Hanane Mihyar e Dina Rucco, che hanno vinto con il video: “La nostra vita”. Il premio, un assegno di 500 Euro, è stato consegnato dal direttore del quotidiano “Latina Editoriale Oggi” , Alessandro Panigutti, al team di lavoro di cui hanno fatto parte anche i docenti prof. Carbonara, Tassini e Boccuzzi.
La seconda parte della serata è stata dominata dall’esibizione del maestro Pio Spiriti accompagnato dal pianista Louis Tarantino che hanno letteralmente rapito il pubblico con le loro melodie: da “Adagio” di Albinoni in chiave pop classica, alle colonne sonore dei film, come “Il Postino”, “Pirati dei Caraibi”, “Nuovo Cinema Paradiso” , cantando infine la canzone di Baglioni “Un piccolo Natale in più”.
Il momento più toccante della serata, la consegna del Premio Rossana Pavan, in memoria della volontaria scomparsa due anni fa, che è stata ricordata con la proiezione delle sue immagini più belle e sorridenti. Il riconoscimento consegnato dalle mani dell’Assessora alle Politiche Sociali di Latina, Patrizia Ciccarelli, è andato ad Anna Ferraro, una volontaria del reparto di oncologia dell’ospedale “Goretti” che è stata scelta per le sue qualità di generosità, prestando il suo servizio in punta di piedi, con tanta passione e amore verso chi soffre.
Applausi a scena aperta al polistrumentista Pio Spiriti, che ha concluso la serata, omaggiando il pubblico suonando e cantando con la chitarra alcune canzone di Claudio Baglioni .