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CONVEGNO “LA GESTIONE PAZIENTE EMATOLOGICO TERMINALE – EMATOLOGI E PALLIATIVISTI A CONFRONTO”

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Sabato 29 settembre 2018, nell’Aula Conferenze della Clinica San Marco di Latina, si è tenuto il convegno “La gestione del paziente ematologico terminale – ematologi e palliativisti a confronto”, organizzato dall’ Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco”.

La rete locale di cure palliative attualmente presente sul territorio, offre un modello assistenziale che mette al centro della cura sia la persona malata che la sua famiglia.  La complessità e la variabilità dei bisogni che il nucleo “paziente-famiglia” manifesta, viene ben soddisfatta attraverso setting diversificati (hospice e assistenza domiciliare) costituiti da un’équipe multidisciplinare di operatori che in maniera flessibile, si prende cura di tutti i bisogni espressi ed inespressi del paziente-famiglia, cercando di mantenere o migliorare la loro dignità e qualità di vita.

Il reparto UOC di Ematologia del Goretti di Latina, attraverso il supporto e il finanziamento  di Latina AIL, l’ Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma,  è in grado di garantire ai pazienti ematologici un servizio di cure domiciliari e trasfusionali, assicurando la presenza di medico e di un infermiere per sostenere una trasfusione, ma non riesce ad  affermare la reperibilità medica h24  e  le cure palliative integrate quotidiane di cui necessitano i pazienti ematologici in fase avanzata della malattia.

Ad oggi, i pazienti ematologici terminali sono costretti a dover raggiungere le strutture residenziali per poter effettuare una trasfusione, con un conseguente aggravio della loro qualità di vita.

Durante il convegno sono stati analizzati i vari aspetti per concretizzare l’integrazione tra l’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina e l’Associazione Italiana contro le leucemie di Latina, la cui presidente dott.ssa Caterina Allemand, ha precisato che occorre aiutare chi ha bisogno, non apparire ma fare.

Hanno moderato il prof.  Giuseppe Cimino, Primario del Reparto di Ematologia dell’ospedale Goretti, e il dr. Domenico Russo, responsabile dell’Unità Operativa di Cure Palliative della Clinica San Marco.

Il dr. Belardino Rossi, medico legale, Direttore Sanitario Asl di Latina,ha spiegato l’importanza di tutelare il paziente ematologico terminale, garantendogli la permanenza presso il proprio domicilio, riducendone così    gli accessi alle  strutture, con un notevole abbattimento dei costi per il trasferimento nelle strutture assistenziali, ogni volta che il malato  deve poter effettuare le trasfusioni di cui necessita, facilitandone   la percezione di miglioramento della qualità di vita.

Il medico, valutando le condizioni del paziente terminale, stabilisce se è opportuno o meno praticare una trasfusione” – ha evidenziato La dott.ssa Eleonora Papuzzo, medico palliativista. Occorre sempre informare il paziente terminale e la sua famiglia, che la trasfusione non è un salvavita, ma che serve a migliorare la sua sintomatologia.

L’infermiere case manager è il tessitore di legami – ha dichiarato la dott.ssa Michela Guarda, dirigente infermieristico Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, sottolineando l’importanza di integrazione tra le due equipe mediche di ematologia e medici palliativisti. L’ematologia fornisce tutte le informazioni necessarie sul paziente al momento della prese in incarico da parte dell’equipe multidisciplinare dell’Unità di cure palliative.

La trasfusione domiciliare deve fornire al paziente la stessa sicurezza, seguendo le stesse regolamentazioni di quelle praticate nella struttura, ha proseguito la dott.ssa Raffaella Marzano, Dirigente medico – UOC Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Latina.

La consulenza per accedere alle cure palliative del paziente ematologico terminale, deve essere precoce – ha affermato Il dr. Claudio Cartoni Unità Cure Palliative e domiciliari UOC ematologia del Policlinico Umberto I° di Roma, evitando che la presa in incarico da parte del medico palliativista risulti tardiva per il paziente stesso.

Occorre innanzitutto valutare le condizioni cliniche e il rapporto costo/beneficio prima di praticare una trasfusione ad un paziente terminale – ha spiegato la dott.ssa Alessia Massicci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, – sottolineando quanto l’astensione dall’effettuare la trasfusione resti una scelta difficile.

Decidere la somministrazione o ridurre la frequenza di trasfusione di emazie (cellule presenti nei globuli rossi che hanno il ruolo fondamentale di fornire ossigeno e ripulire il sangue – ndr) ha precisato il dr. Daniele Armiento, dirigente medico Policlinico  Campus Biomedico di Roma, in un paziente ematologico terminale, resta un tema  complesso che necessita di ulteriori approfondimenti e studi da parte dei medici prima di praticare una trasfusione, al fine di fronteggiare la meglio una riduzione di eventi avversi.

Sintomo cardine per un malato oncologico è l’anemia, poterne migliorare i valori, ha ribadito la dott.ssa Marta Ceccacci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, equivale a migliorare la qualità di vita del paziente terminale.

Il paziente ematologico è diverso da quello oncologico – ha precisato il dr. Sergio Mecarocci, ematologo dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, poiché diverse sono le patologie. Il trattamento di terapie antitumorali richiedono spesso trasfusioni di sangue o dei suoi componenti. Prima di praticare una trasfusione, occorre capire quali tra questi componenti del sangue occorre dover trasferire al paziente (piastrine, globuli rossi, globuli bianchi).

Occorre un’attenta valutazione caso per caso, prima di poter effettuare una trasfusione di piastrine, ad un paziente ematologico terminale, ha evidenziato la dott.ssa Federica Zoratto, oncologo Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, fornendo una corretta informazione e formazione ai familiari del paziente.

L’obiettivo dunque è quello di poter gestire a domicilio il paziente ematologico terminale, valutando sulla base del quadro clinico del paziente, calcolando quanto sia appropriato o meno praticargli una trasfusione – ha precisato il dr. Claudio Cartoni.

La dott.ssa Chiara Venditti, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco e la dott.ssa Simona Tomassini, ematologo dell’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina, hanno relazionato sulla loro esperienza di lavorativa di integrazione, portando a conoscenza alcuni casi di pazienti terminali a cui praticare una trasfusione è stato il mezzo fondamentale  per poter raggiungere un loro traguardo personale, quale festeggiare l’anniversario di matrimonio o portare al parco i suoi bambini.

Infine il prof.  Giuseppe Cimino, ha voluto sottolineare l’importanza di poter lavorare in stretta sintonia tra i medici del reparto di Ematologia del Goretti e l’equipe di medici palliativisti. “Medici che devono prendere decisioni difficili su poche evidenti certezze” ha precisato il dr. Domenico Russo.

http://www.ordinemedicilatina.it/latina-insieme-per-lhospice-san-marco/

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Michela Guarda

SEMINARIO “L’INFERMIERE COME AGENTE DI CAMBIAMENTO TRA ARTE, CULTURA E SCIENZA”

Michela Guarda

Michela Guarda

Sandra Ravazzolo

Sandra Ravazzolo

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Maurizio Parmeggiani

Vittorio Vettorino

Vittorio Vettorino

 

 

 

Si è tenuto il 27 giugno, presso l’Aula Magna della clinica San Marco di Latina, il seminario multidisciplinare sul processo di assistenza al paziente.  Quattro i  relatori: Michela Guarda, Vittorio Vettorini, Sandra Ravazzolo e Maurizio Parmeggiani.

I lavori sono iniziati con la proiezione del cortometraggio  “Due pennellate”,  ideato da Sara Ruzzier, infermiera dell’Ordine di Trieste e vincitrice del premio messo in palio dall’OPI e realizzato in collaborazione della Casa del Cinema di Trieste. Il cortometraggio descrive la realtà quotidiana  affrontata dagli infermieri, partendo dal principio fondamentale di prendersi cura del paziente, soggetto attivo, che non implica solo l’obbligo di assistenza nelle cure mediche, ma anche quello di accoglienza, di ascolto e affettività.

 

Michela Guarda,  Il ruolo dell’infermiere palliativista come esperto nel prendersi cura in modo globale della persona. Gli infermieri che operano nelle cure palliative devono rispondere alle esigenze di cura delle persone e delle loro famiglie, affette da patologie ad andamento cronico-evolutivo, per le quali non esistono terapie ai fini della guarigione. Le funzioni dell’infermiere palliativista si esprimono attraverso l’acquisizione di un’alta padronanza di cinque fondamentali ordini di competenze (Core curriculum dell’infermiere di cure palliative SICP 2012): Competenze etiche: finalizzate alla comprensione delle situazioni cliniche difficili e controverse dell’assistenza in cure palliative, con sensibilità e attenzione, tollerante e non giudicante. Competenze cliniche: per appropriati ed efficaci interventi di valutazione e trattamento dei sintomi della fase avanzata di malattia in ogni patologia evolutiva. Competenze comunicativo-relazionali: finalizzate ad un’assistenza rispettosa dell’unicità, della dignità e della volontà della persona assistita e della famiglia. Competenze psico-sociali: per un’assistenza attenta ed efficace alla globalità dei bisogni espressi. Competenze di lavoro in équipe: per un approccio integrato alla gestione dei problemi assistenziali.

Il rapporto che si instaura tra infermiere e paziente è sia di tipo clinico-assistenziale, basato sulla razionalità, professionalità e esperienza e in quella di tipo umano, in esso sono  racchiusi  sentimenti, emozioni e valori umani.

Il criterio su cui viene costruita la relazione con il paziente è  quello della centralità della persona. Il paziente non più oggetto ma soggetto di cure assistenziali, con una reciprocità di atteggiamento di apertura all’ ascolto, al  dialogo e attenzioni. La comunicazione con il soggetto  deve essere sempre chiara, semplice e comprensibile. Il rapporto che si istaura è basato sulla fiducia reciproca, sulla condivisione delle emozioni e sulla capacità di cogliere i sentimenti dell’altro. Il ruolo dell’infermiere palliativista è quello di raccoglie tutte le informazioni necessarie per adottare e applicare le terapie più opportune, controllando il pieno soddisfacimento dei bisogni del malato, coinvolgendo attivamente in questo processo i familiari. Tutto questo comporta una forte carica emotiva per gli operatori del settore   che devono  necessariamente saper bilanciare. Occorre avere la capacità di prendersi cura della propria persona. “…Se non stiamo bene noi operatori, non possiamo gestire le sofferenze altrui” – ha detto Michela Guarda – “Provare a gestire utilizzando le proprie emozioni è fondamentale nelle cure palliative”. La sindrome di burn out,  è la risposta emotiva ad uno stress cronico basato su tre principali sintomi: esaurimento emotivo (sensazione di tensione continua e inaridimento del rapporto con gli altri),  depersonalizzazione (attitudine al distacco e rifiuto verso gli utenti), mancata realizzazione emotiva (rabbia, frustrazione, mancanza di entusiasmo, desiderio di cambiare lavoro). L’esperienza dell’hospice S. Marco ha portato alla realizzazione di un progetto pilota terapeutico-formativo tra mindfulness e photolangace, autrice di questo progetto la  dott.ssa Rosa Bruni, specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista. L’equipe di cure palliative sottoposta a incontri  per valutare la quantità di stress percepito. La metodologia è basata sul principio del photolangace (nata a Lione, Francia per aiutare un gruppo di adolescenti ad esprimersi  attraverso l’uso di fotografie) e quello del mindfulness = consapevolezza (si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente). Michela Guarda che poi concluso il suo intervento: “Se da una parte dobbiamo gestire situazioni al limite, dall’altra abbiamo un ritorno di emozioni e di gratifiche…; …Le emozioni ci aiutano ad affrontare le situazioni di difficoltà”.

 

Vittorio Vettorino  infermiere palliativista che presta la propria attività presso il domicilio dei pazienti, ha dato la sua testimonianza sull’importanza dalla comunicazione con il malato terminale. Un cortometraggio, ha preceduto la  sua relazione, “Le nozze di Rowden, malato terminale”, un ragazzo di Manila, malato terminale che ha coronato il suo sogno d’amore sposandosi in ospedale.

Il nostro lavoro consiste nel curare gli inguaribili, è una professione multidisciplinare che si prende cura del malato nella sua totalità”. Attualmente presso l’Unità di Cure palliative della struttura San Marco, sono operativi 5 infermieri + 2 per le sostituzioni, che quotidianamente svolgono la loro professione  presso il domicilio dei pazienti,  coadiuvati da 2 medici palliativisti. L’area operativa è tutta la pianura di Cisterna di Latina, alcune assistenze arrivano nella provincia di Roma fino a San Felice Circeo, coperte dall’assistenza le zone montane  da Cori a Prossedi. Il  compito fondamentale dell’infermiere che presta assistenza domiciliare  è quello di capire lo stato del paziente, sentire le sue condizioni sanitarie. Usando le proprie mani, come strumento di contatto fisico con la persona. Lo sguardo, per recepire ogni singolo aspetto  emotivo o di disagio  o di angoscia da parte del malato stesso; e l’udito per ascoltare e saper poi affrontare le ansie, le paure e poter esaudire qualsiasi richiesta da parte del malato stesso e dei suoi familiari, in modo professionale. L’infermiere palliativista deve saper diffondere sicurezza, tranquillità e farsi accettare da parte del paziente sin dal primo incontro, sapendo riconoscere quali siano i suoi bisogni primari. Il rapporto che si istaura è di tipo confidenziale, avendo cura nel dettaglio, osservando ogni minima cosa o cambiamento, dimostrando attenzione in tutto. La relazione che si crea è paritaria e per essere tale occorre entrare in sintonia con l’altra persona, trovando  la giusta chiave di comunicazione. Porsi allo stesso livello del paziente, come il rapporto simbiotico che si istaura tra due innamorati, che assumono le stesse pose, gli stessi sguardi. L’obiettivo è quello di essere considerato un amico, un confidente,  uno di famiglia. Si è accennato alla metafora di Stephen Covery del Conto Corrente Emozionale.  Il rapporto tra due esseri paragonato ad un conto bancario dove oltre al denaro depositato, la banca dispone per noi un fido. Non dobbiamo solo prelevare, altrimenti il conto va in rosso e la banca non ci concede altra fiducia. Occorre anche versare sul conto corrente. Questo è il principio su cui si basa il rapporto tra due esseri, dare e avere. Momenti in cui uno dà affetto, attenzione, energia all’altra persona e momenti in cui li riceve. Le relazioni sane sono quelle in cui questa energia scorre continuamente in entrambi i sensi.  Essa altro non è che la quantità di fiducia che si è venuta a creare in una relazione. Per ottenere la fiducia del malato occorre mantenere tutto ciò che viene a lui promesso. Un elemento fondamentale – ha precisato Vittorio Vettorino – è sorridere. Non sorrisi falsi o stereotipati, ma semplici. Noi operatori dobbiamo essere i primi ad essere contenti di stare con loro. Strappare un sorriso ad un paziente è sempre un gran risultato.

 

Sandra Ravazzolo  docente di Scienze Infermieristiche,  ha esposto la sua relazione sulla comunicazione come strumento essenziale per istaurare un buon collegamento tra due persone. Gli elementi funzionali che costituiscono il processo di comunicazione sono: l’emittente (colui che sta comunicando), il ricevente (colui che accoglie il nostro messaggio); il canale (il mezzo attraverso il quale stiamo comunicando, fondamentalmente con la parola, modulando il timbro di voce, utilizzando anche il linguaggio del nostro corpo, la gestualità, l’espressione del nostro viso, la postura del nostro corpo, lo sguardo); il messaggio (ciò che stiamo dicendo, tenere sempre presente chi lo sta ricevendo e come esso viene elaborato); il feedback (positivo e negativo). L’aspetto fondamentale della comunicazione è quello di creare un rapporto con il nostro interlocutore, ponendosi al suo stesso livello, cercando di prendere confidenzialità. A volte la difficoltà di linguaggio impedisce una buona comunicazione.  Per aprire una buona comunicazione occorre stabilire un situazione di empatia, quello spazio attraverso il quale è possibile raggiungere l’obiettivo della comprensione dell’altro. Il rapporto di empatia si crea e si chiude con il paziente, al momento che terminiamo il nostro colloquio. Importante è la qualità della relazione e della comunicazione che si instaura tra il professionista e la persona assistita.

L’infermiere, non si limita solo ad eseguire interventi tecnici, prendendosi cura del malato, ma  svolge una funzione terapeutica e supportiva attraverso il dialogo, con lo scopo di stabilire una ripresa efficace e personalizzata volta al soddisfacimento dei bisogni, al recupero dell’autonomia e all’adattamento allo stress che ogni malattia o forma di disagio porta con sé.

 

Maurizio Parmeggiani   Presidente AIDIPH, Associazione Italiana Diffusione  Insegnamento Pranic Healing, ha parlato dell’assistenza olistica al paziente.

Il Pranic Healing è una disciplina bio-naturale elaborata  lo scorso secolo da Master Choa Kok Sui, un uomo d’affari e ingegnere filippino  di origine cinese. La disciplina comprende tecniche di meditazione e di imposizioni delle mani che possono essere praticate da soli o essere praticate da un operatore, basate sul concetto di prana (energia vitale: sole, aria, terra).  Il  Pranic Healing è la guarigione e autoguarigione attraverso l’uso di questa energia, presente ovunque, che ognuno di noi possiede. I due presupposti su cui si fonda il Pranic Healing sono il corpo fisico e il corpo energetico, quest’ultimo trasmette le sensazioni (ad esempio quando una persona ci risulta poco gradevole a prima vista) queste sensazioni vengono recepite dal nostro corpo energetico. I disturbi fisici, emozionali o mentali si manifestano come alterazioni del corpo energetico.  Questa tecnica naturale, che non pretende di sostituirsi alla medicina e alle terapie mediche,  è in grado di correggere questi squilibri per mezzo di una  diagnosi energetica, rimuovendo le energie congestionate, e proiettando energia vitale. Il Pranic Healing insegna inoltre come incrementare il potere di guarigione del terapeuta, proteggersi dalla contaminazione eterica, rafforzare la salute fisica, emozionale, mentale ed aumentare il proprio potere personale e la propria vitalità, prevenire le malattie, materializzare i propri obiettivi , sviluppare una migliore sensibilità, compassione e pace interiore, accelerare la propria crescita spirituale in modo sicuro. Questa disciplina applicata ai malati terminali, interviene alleviando il loro dolore, non eliminando la malattia stessa. Il danno fisico rimane ma scompare il dolore, poiché interviene sul piano energetico del paziente. Una persona smette di vivere quando il suo corpo energetico smette di funzionare.

 

 

 

premiazione

RASSEGNA STAMPA PREMIO “ALBERTO SORDI” A MICHELA GUARDA

LE ECCELLENZE PONTINE

Il territorio pontino che si è sempre distinto per le ricchezze e bellezze di tutta la sua Provincia,
negli ultimi tempi ha anche esportato diverse eccellenze che hanno dato lustro a questa terra, per le
loro capacità e competenze nei diversi settori.
Quest’anno il fiore all’occhiello pontino è stata la dottoressa Michela Guarda, alla quale è stato
conferito il 15 giugno scorso, il “Premio Alberto Sordi alla Solidarietà”.
I premi assegnati dalla Fondazione Alberto Sordi, organizzatrice dell’evento ” presso il Palazzo
dell’Arte Antica in Roma, erano destinati a diverse categorie sociali, formate da cittadini comuni
e famiglie, figure professionali e gruppi di persone, che durante l’anno si sono distinte per aver
compiuto gesti esemplari di solidarietà e cura nei confronti di uno o più anziani.
Il premio alla solidarietà istituito dalla Fondazione Alberto Sordi, ha lo scopo di rendere visibile
ciò che normalmente non si vede: amore, passione e perseveranza nei confronti di chi soffre.
Le azioni premiate dovevano rispettare le seguenti caratteristiche:
• attenzione posta a forme di solidarietà incondizionata in favore degli anziani;
• cura nei confronti dell’anziano che abbia dato opportuna visibilità al paradigma positivo di azioni
responsabili;
• implementazione di un processo virtuoso di replica di buone prassi.
La Giuria, nominata dal comitato Direttivo della Fondazione Alberto Sordi, ha conferito il premio
per la figura professionale 2018, alla dottoressa Michela Guarda, Dirigente infermieristico
nell’Unità di Cure Palliative presso l’hospice San Marco di Latina, per essersi distinta fra le altre
candidature per la sua prassi lavorativa, caratterizzata da concretezza nella quotidianità ed umanità
profonda.
Michela Guarda ha fondato nell’agosto 2011 l’Associazione di volontariato “Insieme
per l ’hospice San Marco” a sostegno di persone in fase terminale di malattia e delle loro famiglie.
“Grazie al supporto di questa Associazione, che nel corso degli anni si sono potuti compiere gesti
esemplari di solidarietà e di cura a domicilio nei confronti principalmente di persone anziane
private di una rete familiare e sociale a loro sostegno”, ha sottolineato Michela Guarda.
Tra i momenti più toccanti, il Premio Alberto Sordi alla Memoria, dedicato a Fabrizio Frizzi, che
dal 2012 è stato il conduttore ufficiale della manifestazione. A riceverlo è stato il fratello Fabio,
Direttore d’orchestra e compositore e la moglie Carlotta Mantovan, conduttrice televisiva.20180908_111901-1 1

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www.ilcaffe.tv/articolo/46477/la-dottoressa-pontina-michela-guarda-insignita-del-premio-solidarietait.geosnews.com/p/it/lazio/lt/alla-pontina-michela-guarda-il-premio-alberto-sordi-2018_21183283

premiazione

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OTTAVO ANNIVERSARIO HOSPICE SAN MARCO

Sabato 23 dicembre 201723783465_1874530972575692_3892196514694674684_o, al teatro Moderno di Latina si sono conclusi i festeggiamenti per l’ottavo anniversario della fondazione dell’Unità Operativa di Cure Palliative presso la struttura San Marco di Latina.
Il saluto iniziale di Michela Guarda, presidente dell’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco” che ha annunciato la realizzazione di due progetti del Centro di Cure Palliative: il primo riguarda la Terapia occupazionale, un programma che vede impegnati pazienti e volontari dell’hospice con attività ricreative. Il progetto offrirà una risposta sempre più attenta ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie, l’obiettivo è quello di migliorare la loro qualità di vita, di comunicazione e di riacquisizione del proprio ruolo sociale e di autostima. L’altro progetto che partirà in primavera, è un incontro formativo di divulgazione della Rete assistenziale sul paziente ematologico terminale.
La serata è entrata nel vivo con l’esibizione di Annalisa Brignola e Raffaele Flamia, che hanno dato prova della loro professionalità deliziando gli spettatori con Il ritmo, la sensualità, la passione che solo le danze andaluse riescono a trasmettere, con la voce suadente del cantaor Rosarillo, sostenuto e accompagnato dal tocaor, il chitarrista di flamenco: Pasquale Ruocco della Compagnia “Arte y Flamenco” .
La conduttrice Maria Corsetti, ha proclamato i vincitori del concorso indetto per gli Istituti Superiori di Latina: “Oltre le parole: la sofferenza, la malattia, e la solidarietà attraverso l’arte”. Sono tre giovani studentesse dell’Istituto Tecnico Industriale “Gugliemo Marconi” di Latina, istituto vincitore per il terzo anno consecutivo: Maryanne Mihyar, Hanane Mihyar e Dina Rucco, che hanno vinto con il video: “La nostra vita”. Il premio, un assegno di 500 Euro, è stato consegnato dal direttore del quotidiano “Latina Editoriale Oggi” , Alessandro Panigutti, al team di lavoro di cui hanno fatto parte anche i docenti prof. Carbonara, Tassini e Boccuzzi.
La seconda parte della serata è stata dominata dall’esibizione del maestro Pio Spiriti accompagnato dal pianista Louis Tarantino che hanno letteralmente rapito il pubblico con le loro melodie: da “Adagio” di Albinoni in chiave pop classica, alle colonne sonore dei film, come “Il Postino”, “Pirati dei Caraibi”, “Nuovo Cinema Paradiso” , cantando infine la canzone di Baglioni “Un piccolo Natale in più”.
Il momento più toccante della serata, la consegna del Premio Rossana Pavan, in memoria della volontaria scomparsa due anni fa, che è stata ricordata con la proiezione delle sue immagini più belle e sorridenti. Il riconoscimento consegnato dalle mani dell’Assessora alle Politiche Sociali di Latina, Patrizia Ciccarelli, è andato ad Anna Ferraro, una volontaria del reparto di oncologia dell’ospedale “Goretti” che è stata scelta per le sue qualità di generosità, prestando il suo servizio in punta di piedi, con tanta passione e amore verso chi soffre.
Applausi a scena aperta al polistrumentista Pio Spiriti, che ha concluso la serata, omaggiando il pubblico suonando e cantando con la chitarra alcune canzone di Claudio Baglioni .

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CERIMONIA CONSEGNA ATTESTATI VOLONTARI CORSO 2017

  • https://youtu.be/2NujNvuVXck

    Latina, 13 Novembre 2017

    Si è svolta la quinta edizione della cerimonia per la consegna degli attestati
    ai nuovi volontari dell’ Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco” di
    Latina. Nell’Aula Conferenze nella tarda mattinata di ieri, l’Assessore ai
    Servizi Sociali del Comune di Latina, dott.ssa Patrizia Ciccarelli insieme al Dr.
    Gerardo Saggese, Direttore Sanitario della Clinica San Marco, hanno
    conferito i diplomi al nuovo team di volontari, quest’anno tutto al femminile,
    che si è unito alla squadra già in forza presso l’hospice San Marco.
    Dopo una selezione, le quattro nuove volontarie hanno sostenuto una
    preparazione formativa teorico-pratica di sette mesi, prima di prestare
    servizio presso dell’Unità Operativa di cure palliative della Casa di Cura San
    Marco.
    Il Dr. Saggese ha sottolineato con orgoglio che il numero dei volontari è in
    costante crescita in hospice, una realtà quest’ultima, presente nella clinica
    San Marco di Latina dal 19 marzo 2009, dove uno staff di medici svolge
    professionalmente e quotidianamente un compito difficile: quello di
    accompagnare il paziente terminale fino alla fine, non accelerando nulla, ma
    rispettando a tutto tondo il malato insieme alla sua famiglia.
    “Venite connoi” questo lo slogan lanciato da MichelaGuarda, coordinatrice
    dell’hospice e Presidente associazione volontari “Insieme per l’Hospice San
    Marco” alle nuove volontarie che sono entrate ufficialmente a far parte della
    grande famiglia dell’associazione. “Noi crediamo molto nel volontariato,
    nell’amore che voi possiate trasferire ai nostri pazienti e alle loro famiglie”.
    Il Dr. Domenico Russo, responsabile dell’Unità Operativa di cure palliative
    della Casa di Cura San Marco, ha sottolineato quanto sia importante saper
    dare alle persone ricoverate e quanto in cambio si riceva da loro. “La vostra
    presenza darà tanto ai pazienti, ma darà tanto anche a noi professionisti”.
    “E’sempreungrandeprivilegiolavorareconinuovivolontari,unpercorso
    che consente sempre di approfondire e migliorare” ha detto la Dr.ssa
    Francesca Del Fabbro, psicologa dell’hospice. “Quest’anno, più degli anni
    precedenti, sarà incrementata l’assistenza a domicilio, poiché il numero dei
    volontari consente di impegnarci non solo dentro la struttura ma anche nelle
    case dei pazienti”.
    “E’ una bella cosa questo appuntamento che sta diventando annuale” (anche
    nella precedente edizione l’Assessora alle Politiche Sociali ha preso parte
    alla consegna degli attestati, ndr) – ha detto Patrizia Ciccarelli – “Occorre
    sempre di più recuperare le distanze tra le Istituzioni e la cittadinanza,
    cercando di essere sempre più presenti sul territorio e supportando le
    richieste della popolazione. “Il volontario non è solo una persona buona e
    generosa, ma un professionista che per relazionarsi e aiutare gli altri ha
    dovuto apprendere le proprie conoscenze, ha lavorato molto su di sé,
    superando le proprie paure pur essendo consapevole dei suoi limiti,
    guardando in faccia alle proprie frustrazioni e puntando così sulla parte di
    migliore di sé stesso”.
  •  

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Festa d’Equipe 2017

L’importanza di stare insieme anche fuori dal lavoro, ridere e interessarsi del mondo esterno da una leggerezza che sostiene e unisce quando tutti i giorni si cammina a fianco al dolore fisico e psicologico di pazienti e familiari,perchèINSIEME SI PUO’ FARE”

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4° Memorial Angelo Marra

Si è concluso l’11 giugno il 4° memoria Angelo Marra organizzato dal’a.s.c. Nuova Generazione ,il cui ricavato è stato devoluto alla nostra associazione .

Doveroso ringraziare gli organizzatori ,gli sponsor e le squadre che sono scesi in campo per sostenere il nostro operato al fianco dei malati terminali.

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VISITA VESCOVO HOSPICE SAN MARCO

https://youtu.be/bUduhArSWvA https://youtu.be/an3CQ9j3pzo  https://youtu.be/99AiqFo0e8Q

IMG_1779 IMG_1778 IMG_1777 IMG_1782 IMG_1783 IMG_1776 IMG_1786 IMG_1788 IMG_1792 IMG_1795 IMG_1796 IMG_1797 IMG_1798 IMG_1800 IMG_1801 IMG_1803 IMG_1804 IMG_1805 IMG_1806 IMG_1807 IMG_1808 IMG_1809 IMG_1810 IMG_1811 IMG_1812 IMG_1813 IMG_1814 IMG_1815 IMG_1816 IMG_1817 IMG_1819 IMG_1820 IMG_1822 IMG_1823 IMG_1824 IMG_1825 IMG_1826 IMG_1827 IMG_1828 IMG_1829 IMG_1832Giovedì 11 maggio 2017, alle ore 10.00, il Vescovo di Latina, Sua Eccellenza Mons. MarianoCrociata, ha fatto visita alla Casa di Cura San Marco di Latina.Nell’Aula Magna della Clinica, Il Direttore Sanitario, dr. Gerardo Saggese, ha dato il suopersonale benvenuto a Mons. Crociata “…Un gesto molto importante sia per i pazienti che pertutto il personale della clinica”. Il dr. Saggese, ha inoltre evidenziato che nella Clinica San Marco,seppur di modeste dimensioni, vi lavorano quasi 200 dipendenti. Attualmente la Casa di Cura,presente sul territorio di Latina dal 1957, si occupa oltre che di Medicina, di Chirurgia anche diHospice, con l’assistenza sia domiciliare che residenziale, di cui il dott. Domenico Russo ne è ilresponsabile. Il dr. Domenico Russo ha salutato il Vescovo, sottolineando l’importanza e la preziosità per la suapresenza, soprattutto per i pazienti dell’Hospice, in quanto Pastore della Chiesa di Latina. Harivolto inoltre l’augurio a Mons. Mariano Crociata di poter condividere questo spaccato di vita che,quotidianamente tutti gli operatori dell’Hospice, sia professionisti che volontariati, hanno ilprivilegio di vivere, ossia quello di essere affacciati ogni giorno sul “roveto ardente” (Mosè siavvicinò a vedere perché il roveto ardeva nel fuoco ma non si consumava. Dio chiamò Mosè dalroveto e gli diede il compito di far uscire gli Israeliti, il popolo di Dio, dall’Egitto. Dove uno pensache si trovi il roveto ardente, determina, ad un certo punto, dove creda che si trovi il Monte Oreb, ilmonte di Dio, e il Monte Sinai. Esodo 3:1- 4:17) “…Noi lo diciamo sempre: questo non è il postodove si viene a morire, ma il posto dove si viene a vivere l’ultimo tratto di strada.”S.E. Mons. Mariano Crociata, nato a Castelvetrano (Trapani), è Vescovo di Latina dal dicembre2013. Ha rivolto il suo augurio a tutti coloro che prestano il proprio lavoro e servizio nella struttura,affinché essa diventi luogo di umanizzazione, paradossalmente in mezzo a tanta sofferenza, unluogo in cui si scopra il valore della vita, contribuendo ad umanizzare e sensibilizzare i rapportinelle famiglie e nella vita sociale, dove non c’è comprensione, sensibilità per questa dimensioneimportante della vita, sia nel suo corso e nella sua fase terminale. “…Il Dolore seppur sempre illuogo della desolazione, dell’abbandono, dello sconforto e della disperazione, della ribellione, èstrettamente legato all’Amore. Quando si ama veramente non si può non soffrire. In questoambiente, il rapporto tra Amore e Dolore è molto più complicato, perché è mediato dal lavoro”.”…La scoperta grande è la ricchezza che questo lavoro può contenere, quando l’amore riesce amettercisi dentro, guardando alle persone che soffrono”. Infine il ringraziamento del dott. Maurizio Scarsella, Presidente Provinciale delle Acli,un’associazione di promozione sociale, un soggetto autorevole della società civile e del mondo delterzo settore: il volontariato, il non profit, l’impresa sociale.Le Acli e la loro rete di servizi, associazioni specifiche e imprese sociali, contano oggi oltre 895.711iscritti, in Italia e all’estero, e 7.001 strutture territoriali, tra cui 2.935 circoli, 106 sedi provinciali e 21regionali; ogni anno vengono forniti servizi a circa 3 milioni e mezzo di persone. Scarsella hasottolineando l’importanza di coloro che operano nella struttura, e che vivono quotidianamentequesto tipo di esperienza, sapendo valutare i veri valori della vita. “…Un’esperienza che vivopersonalmente questa mattina con grande emozione”. “…Sono situazioni che ci fanno riflettere: lasalute non è un bene che noi pensiamo di poter gestire come tante altre cose, ma è unaricchezza. Il volersi bene e di essere capaci di dare del bene al prossimo, è importantissimo.Dare, senza aspettare di ricevere è una cosa importante”.Infine il dr. Domenico Russo, Responsabile Hospice insieme alla dott.ssa Michela Guarda,coordinatrice e Presidente dell’Associazione “Volontari Hospice San Marco”, hanno accompagnatoil Vescovo nel reparto Hospice, dove è proseguita la visita ai degenti nel reparto. Mons. Crociataha avuto modo di conoscere tutto lo sfaff medico che opera nel settore: la dott.ssa Francesca DelFabbro, psicologa, i medici palliativisti: dr.ssa Alessia Massicci, dr.ssa Eleonora Papuzzo, dr.ssaChiara Venditti e dei volontari che prestano il loro servizio all’interno della struttura. Tantaemozione e commozione quanto Mons. Crociata si è trattenuto in ogni stanza con i degenti e i lorofamiliari, concedendo a ciascuno di loro un momento del tutto privato.

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Convegno interregionale SICP Abruzzo Lazio Molise 2017

IMG_2274 IMG_2275 IMG_2276 IMG_2277Si è svolto a Roma sabato 6 Maggio 2017, presso il Centro Congressi Europa – sala Italia, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Convegno Interregionale Abruzzo, Lazio e Molise, organizzato dalla Società Italiana Cure Palliative.
La Società Italiana di Cure Palliative, fondata a Milano nel 1986, è l’unica Società scientifica specificatamente nata per la diffusione dei principi delle cure palliative (CP) in Italia. A livello regionale la SICP è rappresentata da 15 sedi regionali: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto e Trentino-Alto Adige e da due sedi interregionali: Piemonte-Valle d’Aosta e Lazio-Abruzzo-Molise. Ciascuna Sede regionale è guidata da un Coordinatore e da un Consiglio Direttivo regionale, eletti dai Soci della SICP.

La Prima Sessione dei lavori del convegno era centrata sul tema:
“Reti Locali di Cure Palliative: dalle Cure Palliative di base alle Cure Palliative Specialistiche”.
Il dr. Italo Penco, Direttore Sanitario Centro di Cure Palliative e Presidente SICP, di Roma ha aperto i lavori del meeting: “7 anni dalla Legge 38: eppure sembra ieri”.
La Legge n. 38 dal 15 marzo 2010 tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, con un opportuno ed adeguato sostegno sanitario e socio assistenziale sia nei confronti del malato stesso che della sua famiglia.
Dalla entrata in vigore della Legge 38, numerose sono state le evoluzioni:
Sviluppo e attività delle Reti. La Rete locale di Cure Palliative è una aggregazione funzionale e integrata delle attività di cure palliative erogate in ospedale, in hospice e a domicilio e in altre strutture residenziali in un ambito territoriale a livello regionale. Nel 2002 le strutture degli hospice erano salite a 35 unità in tutto il territorio nazionale e nel 2006 a 105. Oggi, nella sola regione Lazio esistono ben 26 hospice.
Attività di formazione: Nel 2012 vengono istituiti i primi master universitari per la formazione del personale, al fine di formare figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nell’ambito delle cure palliative. Sempre nello stesso anno vennero istituiti i sistemi informativi per il monitoraggio dell’assistenza erogata in hospice e da domicilio. Il 25 luglio 2012 viene siglata l’ Intesa tra Stato e Regioni per la definizione dei requisiti minimi e delle modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati in fase terminale e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore.
Disciplina di Cure Palliative: il 7 febbraio 2013 è stata ufficialmente istituita la Disciplina in Cure palliative. Un passaggio imprescindibile per poter assegnare gli incarichi dirigenziali di struttura complessa per i profili professionali della dirigenza del ruolo sanitario e assicurare così ai malati un’organizzazione e un coordinamento più razionali, efficaci e monitorabili dei servizi nell’ambito delle cure palliative e dell’assistenza del fine-vita.
Certificazione triennale delle Cure Palliative: il 1 luglio 2015 è stato pubblicato il Decreto per l’individuazioni dei criteri per la certificazione dell’esperienza triennale nel campo delle cure palliative dei medici in servizio presso le reti dedicate alle cure palliative, pubbliche o private accreditate.

Nonostante la crescita e gli incrementi apportati durante i sette anni di vita della Legge 38, ci sono ancora molte carenze da colmare. La frammentarietà e l’eterogeneità delle prestazioni; l’accesso tardivo alle cure palliative da parte del malato; il mancato accesso per i malati con bisogni complessi affetti da patologie croniche non oncologiche.

Il dr. Italo Penco e dr.ssa Patrizia Ginobbi, Responsabile medico hospice Centro di Cure Palliative, hanno moderato la prima pare dei lavori. Sono intervenuti:
Il dr. Gianni Vicario, direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, sul tema: “Realizzare le reti locali di cure palliative: le linee di indirizzo della Regione Lazio”. La Rete locale di cure palliative è una aggregazione funzionale e integrata delle attività di cure palliative erogate in ospedale, in hospice a domicilio e in altre strutture residenziali in ambito territoriale definito a livello regionale, come sancito dall’Intesa Stato-Regioni del 25 Luglio 2012. I nuovi indicatori LEA (Livelli Essenziali di Assistenza, sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, con le risorse pubbliche, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione ,ticket) hanno dato un input importante: 20 milioni di persone al Mondo hanno bisogno delle cure palliative. La popolazione anziana con oltre i 65 anni di età è quella più colpita da patologie tumorali. Nella seconda metà del secolo sono in aumento le persone malate di tumore. Il sistema tariffario per le cure palliative in Italia, si diversifica da regione a regione. Occorre ottimizzare i costi per le cure palliative per renderli omogenei in tutto il territorio. Gli hospice sono in aumento, il 9% dei malati terminali oncologici viene assistito nelle strutture, e il 20% presso il proprio domicilio. Gli hospice non sono però presenti in tutte le regioni del territorio italiano, nelle regioni ancora sprovviste sono in aumento i decessi nei reparti oncologici degli ospedali.

Il dr. Renato Fanelli, Medico di Medicina Generale Asl RM 1, sul tema: “Cure Palliative di base: il punto di vista del Medico di Medicina Generale”.
Il medico di famiglia, prima figura di riferimento per il paziente con dolore, gioca un ruolo indispensabile nel modello di continuità assistenziale. Con l’approvazione della Legge 38/2010, il Medico di Medicina di Base (MMG) vede riconosciuto il ruolo di snodo imprescindibile tra il diritto del  malato ad avere idonee cure, ed i nodi della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore. Questo ruolo implica anche la necessaria competenza per affrontare la complessità del fine vita e una prima e spesso esaustiva risposta ai bisogni del paziente. Il suo è un ruolo di coordinatore generale del paziente terminale, di cui ne cura la regia. Un ambito specifico, così come delineato dalla legge, è il domicilio, dove il paziente, la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici, ha il diritto di essere assistito al pieno delle possibilità di cura da parte di equipe multi professionali di cui il MMG è parte integrante.
Il dr. Francesco Scarcella, Medico palliativista Hospice Villa Speranza di Roma, sul tema : “Le Cure Palliative di Base: il punto di vista del Medico Palliativista”.
Nel 2013 con il progetto Teseo, si è voluto sperimentare un modello organizzativo di formazione sulle terapie del dolore e cure palliative da parte di 335 medici di medicina generale. Questo nuovo approccio ha portato ad incrementare le visite cliniche specifiche sul dolore e a diagnosticare e a tipizzare il dolore grazie all’impegno e al coinvolgimento dei medici di famiglia formati, somministrando una terapia appropriata. La centralità dei bisogni del paziente, elemento fondativo di Teseo, viene ripresa nel 2014 dal progetto Arianna , che si è posto l’obiettivo di testare un modello organizzativo integrato nelle Unità di Cure Palliative (UCP), attraverso il monitoraggio dei pazienti in tutto il percorso di cura, dall’identificazione precoce fino all’eventuale decesso, registrandone il percorso e le condizioni cliniche per tutta la durata dello studio. Il loro obiettivo è stato quello di valutare i percorsi integrati di cure palliative domiciliari, di base e specialistiche per individuare precocemente i malati che si avviano alla fine della vita, dando una risposta ai loro bisogni e a quelli dei familiari.
La dr.ssa Maria Rosaria Romagnuolo, Direttore Distretto XXIX Asl Rm1, sul tema:
“Le Cure Palliative di Base: il ruolo chiave del Distretto”.
La Regione Lazio ha deliberato un sistema informatico per consentire di interagire nella Rete. La ASL assicura una rete di servizi in assistenza domiciliare e in hospice che sono tra di loro interscambiabili; il paziente può iniziare il percorso assistenziale a domicilio e poi essere seguito in hospice o viceversa. L’A.D.I.- Assistenza Domiciliare Integrata – è un modello di cura alternativa al ricovero ospedaliero, consentendo alla persona di rimanere il più possibile nel proprio ambiente abituale di vita, o rendendo possibile una precoce dimissione. Assistenza “Integrata”, ad indicare che dietro ad ogni assistito vi è una peculiare e complessa organizzazione, un “lavoro di rete” che coordina ed integra le varie figure professionali (medici, infermieri professionali , terapisti della riabilitazione, operatori sociali), mantenendo i rapporti con gli specialisti, i day hospital, organizzando e prenotando esami o consulenze, procurando e fornendo i materiali e gli ausili necessari per l’assistenza al domicilio, secondo le necessità rilevate.
Il dr. Domenico Russo: Responsabile medico Hospice San Marco, Latina sul tema: “Problema della stipsi per uso di oppioidi”. Le metastasi ossee comportano dolore spesso severo e difficilmente controllabile. Gli oppiacei, pur utili, non raramente risultano insufficienti e necessitano dosaggi alti rispetto ad altri tipi di dolore. La costipazione è l’effetto avverso più comune durante la somministrazione ad un paziente terminale di farmaci oppioidi. Per minimizzarlo è necessario effettuare delle terapie profilattiche. Gli analgesici oppioidi esercitano a livello del tratto gastrointestinale effetti vari: riducono la motilità, le secrezioni ed il flusso sanguigno. Per minimizzare il rischio di costipazione dovrebbero essere incentivati i trattamenti non farmacologici quali incremento dell’assunzione di liquidi o di cibi ricchi di fibre, incremento dell’attività fisica ed esercizio routinario delle funzioni intestinali .

La Seconda Parte dei lavori del convegno è stata aperta con una tavola rotonda sul tema: “Dalle Cure Palliative di base alle Cure Palliative specialistiche: quali criteri e quali complessità?”. Moderatori: dr.ssa Santa Cogliandolo, Medico palliativista Hospice Villa Speranza di Roma, e dr.ssa Margherita Salerno, Responsabile Hospice Sant’Antonio da Padova, Roma.
Sono intervenuti: dr.ssa Caterina Magnani, Medico Palliativista Centro Cure Palliative Antea, Roma, dr.ssa Chiara Mastroianni, infermiera Centro Cure palliative Atea, la dr.ssa Sara Purificato, Psicologa Villa Azzurra , Terracina, la dr.ssa Alice Summa, Assistente sociale centro di Cure Palliative Sanità e Ricerca, Roma.
È intervenuto anche il Sig. Franco Mozzetti, volontario Hospice Villa Speranza di Roma, che ha parlato dell’importanza del ruolo del volontario all’interno di un’equipe dedica all’assistenza del malato terminale. Ha sottolineato che il ruolo del volontario è fondamentale, in tutti quei casi dove il supporto dei familiari è troppo spesso coinvolto dal decorso degenerativo della malattia del loro caro. Un ruolo che si estende anche agli stessi familiari che hanno bisogno di essere supportati. Il ruolo del volontario è un ruolo dell’essere e non del fare. La sua presenza aiuta il malato a svolgere le sue abitudini quotidiane sempre, a prendersi cura del suo tempo e dei suoi familiari. Riesce a portate il mondo esterno nei luoghi di cura. Negli ultimi tempi è stata riscontrata una difficoltà di reclutamento dei volontari, soprattutto nei giovani.
Sono intervenuti il dr. Pier Paolo Carinci, Responsabile medico Hospice Lanciano-Vasto e Chieti, che ha evidenziato la realtà delle Cure Palliative in Abruzzo, partita con ritardo rispetto alla regione Lazio. Il dr. Mariano Flocco, Medico Hospice Regionale del Molise, che ha evidenziato che nella sola regione Molise esiste un solo hospice con 16 posti letto.
La Seconda Sessione dei lavori, dopo la pausa pranzo è terminata con la tavola rotonda:
“La gestione dei farmaci a domicilio: aspetti pratici e questioni aperte”, moderata da dr. ssa Francesca Bordin, responsabile Medico Hospice di Grottaferrata, Roma.

La dr.ssa Michela Guarda, Coordinatrice Infermieristica Hospice San Marco di Latina, che ha presentato il caso clinico a domicilio. Una paziente di 53 anni, madre di tre figli, affetta da carcinoma al rene destro. Dopo il primo ciclo di trattamento in chemioterapia aveva riportato un aumento delle lesioni polmonari. Era necessaria la somministrazione di ossigeno H24. Il medico palliativista può prescrivere ossigeno a domicilio?
Sono intervenuti: Dr. Giuseppe Guaglianone, Dirigente farmacista presso l’UOC Servizio Farmaceutico Territoriale, Dr.ssa Sabina Bochicchio, Farmacista dirigente Asl RM2, dr.ssa Federica Lerro, Avvocato, consulente legale Comitato Bioetica Ante Onlus, Roma, dr. Massimo Mammucari, Medico di Medicina Generale, Roma, dr.ssa Michela Guarda, dr. Domenico Russo, Responsabile medico Hospice San Marco, Latina. I temi trattati:
-La distribuzione diretta dei farmaci.
-La prescrivibilità di oppioidi e altri farmaci non in elenco nel Prontuario Terapeutico Aziendale; il coinvolgimento del Medico di Medicina Generale nella prescrizione di formaci non forniti dalla Distribuzione Diretta.
-Il trasporto dei farmaci e stupefacenti, la somministrazione domiciliare di farmaci ospedalieri, lo smaltimento dei farmaci inutilizzati.
-Il kit dei farmaci per le urgenze.
-La delega, la responsabilità e le valutazioni dell’idoneità del caregiver (il referente all’interno della famiglia del malato terminale, che partecipa al percorso assistenziale del paziente assistito presso il proprio domicilio) nella somministrazione domiciliare della terapia del dolore e degli altri sintomi.