LOCANDINA

“Signori Biglietti” i SognAttori in scena per l’Hospice San Marco

 

Avventure imbarazzanti, vicende paradossali, equivoci, imprevisti, ritmi vertiginosi, sono gli ingredienti della commedia brillante del teatro napoletano “Signori biglietti” di Giovanni Rescigno, che la Compagnia dei SognAttori di Latina, diretti da Giovanni Iovine, ha portato in scena, sabato 13 aprile all’Auditorium del Liceo Classico “Dante Alighieri”.

Protagonisti di questa pochade sono gli attori  dell’Associazione Culturale Teatrale “I SognAttori” di Latina, fondata nel 2010 da un gruppo di giovani appassionati di teatro.

Parti integranti di questo vaudeville sono gli incontri compromettenti, i travestimenti improbabili e mal riusciti, le fughe precipitose e un turbinio di risate, che i 12 attori della Compagnia hanno sapientemente amalgamato facendo trascorrere al pubblico due ore d’ intenso divertimento.  Applausi a scena aperta dunque a: Giovanni Iovine, Emanuela Iacomino, Francesca Rossi, Anna Errico, Vincenzo Piciccio, Antonio Tombolillo, Gilda Sacco, Gennaro Imparato, Giuseppe Iannolo, Lia Carotenuto, Andrea Baldassarre e Luigi Iovine, formidabili esecutori di questa spumeggiante  commedia.

L’Associazione “I SognAttori”, sempre sensibile alla realtà ed alle problematiche sociali,  abbina i suoi spettacoli ad associazioni di volontariato impegnate sul territorio. L’incasso della serata è stato devoluto in beneficenza all’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco” di Latina, di cui la vice  Presidente, Ilda Cucca, ha salutato e ringraziato sul palco la Compagnia per il loro costante  impegno e generosità nei confronti delle associazioni di volontariato.

Uno degli obiettivi dell’Associazione amatoriale è quello di avvicinare quanti più giovani all’arte del teatro, facendoli assaporare poco per volta questo magico e meraviglioso mondo. La Compagnia si  adopera affinché ciascuna delle commedie rappresentate possa in qualsiasi momento essere portata in scena ai massimi livelli.

Dopo aver presentato gli attori sul palco, il regista e attore Giovanni Iovine,  ha voluto sottolineare l’importanza  per una città come Latina, di non avere ancora un proprio teatro. “Questo è un ostacolo per tutte le Compagnie teatrali” – ha precisato Iovine, augurando che in futuro questo problema , potrà essere superato.

articolo su Latina Oggi del  4 marzo 2019

IL SOTTOSEGRETARIO CLAUDIO DURIGON IN VISITA ALL’HOSPICE SAN MARCO

https://www.facebook.com/ClaudioDurigonfanpage/posts/?ref=page_internal

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Saluto di Geppo

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scopette nonna

Anche questo Natale grazie a Nonna Marietta di 98 anni , che ha personalmente confezionato le scopette portafortuna ,Insieme per l’Hospice San Marco è accanto ai pazienti dell’Hospice San Marco !!!
Grazie Nonna Marietta ❤️

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calendario copertina

Calendario x Anniversario Hospice San Marco

In occasione del 10* anno di attività dell’Hospice San Marco l’Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco “, ha voluto raccontare lo spirito e i valori di tutto lo staff attraverso gli scatti del fotografo Enrico de Vitiis ,alcune foto degli anni trascorsi e le frasi di Maria Corsetti.
I calendari sono disponibili dietro donazione .
Per info :
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NONO ANNIVERSARIO HOSPICE SAN MARCO

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dall’Unità Operativa di Cure Palliative presso la Casa di Cura San Marco di
Latina che opera in sinergia con l’Associazione no profit “Insieme per
l’Hospice San Marco”, a cui ha fatto seguito un breve intervento sul palco
della Presidente dell’associazione, Michela Guarda; sono iniziati i
festeggiamenti al Teatro Moderno della serata per il nono anniversario.
Presentatrice dell’evento, l’elegantissima giornalista Maria Corsetti.
Ad aprire le danze la squadra dei “Grissini” , i giovani talenti della scuola
L’ANFITEATRO SPETTACOLO di Latina, diretti da Valeria Vallone, che
hanno ballato e cantato alcuni brani tratti da “Mamma mia!” il musical scritto
dalla drammaturga Catherine Johnson e basato sulle canzoni del gruppo pop
svedese ABBA. Hanno poi dato prova del loro talento con la meravigliosa
performance tratta dall’opera di Victor Hugo “Il Gobbo di Notre Dame”.
Brava, simpatica e ironia: VALENTINA PERSIA, è salita sul palco del
Moderno dimostrando tutta la sua professionalità, divertendo il pubblico con
due monologhi sui primi esordi di carriera e sulla sua gravidanza gemellare.
E’ stato proiettato il video saluto al gruppo “Insieme per l’Hospice San
Marco”, da parte di GEPPO. Un vero fenomeno della barzelletta romana
diventato famoso in poco tempo grazie alla rete, postando barzellette tutte le
mattine, sulla sua pagina Fb e sul suo canale Youtube.
MANUELA ZANIER, con la sua melodiosa e raffinata voce, accompagnata
alla chitarra da Daniele Loreti, ha incantato il pubblico interpretando
“Beautiful That Way”, brano che fu ripreso dal film di Roberto Benigni “La
vita è bella” (con l’aggiunta del testo) dalla cantante israeliana Noa. A seguire
l’intensa esibizione de “La Cura” la canzone di Franco Battiato. Ed infine,
Manuela, sempre partecipe a tutte le edizioni degli anniversari organizzati
dall’associazione, si è congedata tra gli applausi del pubblico con un brano
natalizio.
Quest’anno, la targa del premio “Rossana Pavan”, è stata consegnata a
Giuseppina Federico, volontaria AVIS e della Croce Rossa Italiana e
specializzata in Clownterapia, un’attività professionale che integra le cure
tradizionali, aiutando il bambino a superare il trauma del ricovero in ospedale.
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48086480_2385455571483227_4260333122106687488_nhttps://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjf-JS03vLfAhWFGewKHSzBDSEQFjAAegQIFRAB&url=http%3A%2F%2Fwww.lanotiziapontina.it%2F2018%2F12%2F03%2Flatina-9-anniversario-hospice-san-marco%2F&usg=AOvVaw0tWglBleKwS9hg_cXkHdJ0Giunto alla terza edizione, il riconoscimento, promosso dall’associazione
“Insieme per l’Hospice San Marco” in ricordo della volontaria scomparsa tre
anni fa, è stato consegnato alla vincitrice dall’attore SERGIO ARCURI.
A concludere la serata sono state le potenti voci delle tuniche rosse e oro del
coro Gospel dei BIG SOUL MAMA di Latina, che hanno incantato la platea
coi brani “Natale allo Zenzero”, di Elio e le storie tese, “All I Want For
Christmas Is You” di Walter Afanasieff, cantata da Mariah Carey, e “Oh
Happy Day” di Edwin Hawkins. Infine i ragazzi del coro, disponibili senza
alcuna eccezione a presenziare gli eventi dell’hospice, hanno regalato un
fuori programma al pubblico con una esibizione a cappella, cioè senza l’uso
di strumenti musicali, di alcuni dei più famosi brani natalizi.

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CURA DEL MALATO CRONICO TERMINALE FOCUS SULLE REALTA’ ASSISTENZIALI PRESENTI NEL NOSTRO TERRITORIO

La cerimonia di giovedì scorso, organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Latina, ha posto in evidenza l’importanza del lavoro che si svolge in sinergia con l’ordine medico per la cura del malato terminale premiando le varie strutture e associazioni dislocate nella provincia di Latina che da anni si adoperano in questo particolare settore.
La cura globale del paziente è la mission del reparto di oncologia – ha sottolineato il dr. Enzo Veltri, direttore dell’Unità UOC del Goretti. Il primario di Oncologia ha inoltre evidenziato che la provincia di Latina ha una realtà ben consolidata e attiva per quanto concerne le strutture degli hospice, che seguono il modello simultaneous care, l’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative somministrate precocemente durante il percorso di cura in ogni malattia oncologica. II 21 ottobre scorso il reparto ha ricevuto a Monaco il riconoscimento ESMO 2018, per il lavoro dall’equipe medica di oncologia svolto in perfetta sinergia con l’equipe multidisciplinare del personale degli hospice. Gli hospice non sono una strada a senso unico, ha sottolineato il dr. Veltri, poiché in alcuni casi il paziente oncologico viene tolto dalla struttura per tornare ad essere assistito in reparto. Le cure oncologiche vengono diffuse nella struttura attraverso il day hospital, gli ambulatori e il reparto di degenza del padiglione Porfiri.
Un unico protocollo d’intesa lega i quattro hospice presenti sul territorio della nostra provincia, ciascuno dei quali ha ricevuto un riconoscimento per il suo operato.
Il primo è stato consegnato all’Unità operativa di cure palliative San Marco, rappresentato dalla dr.ssa Chiara Venditti, medico palliativista e alla dr.ssa Michela Guarda, dirigente infermieristico. La struttura operativa dal 2009, ha dato assistenza fino ad oggi a 3.634 pazienti terminali, sia in struttura che presso il loro domicilio.
Il nostro compito è quello di affermare la vita, considerando la morte come un evento naturale – ha precisato Michela Guarda. Un impegno che dal 2011 viene coadiuvato anche dall’associazione “Insieme per l’hospice San Marco” la onlus di volontariato di cui ne è presidente, vincitrice quest’anno del “Premio Alberto Sordi alla Solidarietà”. I premi assegnati dalla Fondazione Alberto Sordi destinati a diverse categorie sociali che durante l’anno si sono distinte per aver compiuto gesti esemplari di solidarietà e cura nei confronti di uno o più anziani.

Altro riconoscimento è stato consegnato ai rappresentanti di Villa Azzurra, l’hospice che opera sul territorio di Terracina, all’interno del quale è presente dal 2012 l’associazione di volontariato “Le ali di Azzurra”. Anche in questa realtà i volontari della onlus operano in stretta collaborazione con il personale dell’equipe medica sia presso la struttura che presso il domicilio dei pazienti.
La terza targa è stata consegnata ai rappresentanti dell’hospice Le Rose, presente all’interno dell’ospedale Icot, nato nel 2011, il cui lavoro è supportato dall’associazione di volontariato “Big family”. La struttura nel 2015 ha ottenuto l’accreditamento ESMO, ovvero il massimo riconoscimento che la società europea medici oncologi rilascia a un numero limitato di centri considerati ad altissimo livello di cure erogate al paziente.

L’hospice Villa Silvana di Aprilia ha ricevuto il quarto riconoscimento, la struttura che opera a nord del territorio della provincia di Latina, prende in incarico pazienti presenti sul territorio di Anzio e Nettuno. “Care for life” è il nome della onlus di volontari che collabora all’interno della struttura. E’ stato evidenziato che l’equipe medica presta assistenza domiciliare anche per coloro che sono in lista di attesa di ricevere la presa in incarico sia nella struttura o direttamente presso il proprio domicilio, proprio per garantire al maggior numero di persone affette da malattie terminali, una dignità di vita.

Altro riconoscimento è stato assegnato a CASA AIMA, il centro diurno per l’assistenza ai malati di Alzheimer e di sostegno per i familiari, presente sul territorio da 20 anni, nato per volontà di alcune famiglie. Il centro ha portato la città di Latina all’avanguardia nel settore dell’assistenza sociale, prestando assistenza a più di 400 persone affetta da questa patologia. Il centro vanta diverse tipologie di attività e di laboratori a cui partecipano i pazienti, che sono continuamente assistiti dal personale di volontariato.

Infine un riconoscimento assegnato all’Associazione VVFF in pensione Luigi Pistoia, per la diffusione del manifesto sulle vaccinazioni in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Latina. Un documento emanato ai medici della provincia riguardo la diffusione delle informazioni utili riguardo al tema dei vaccini.

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Il momento della consegna della targa

Il momento della consegna della targa

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CONVEGNO “LA GESTIONE PAZIENTE EMATOLOGICO TERMINALE – EMATOLOGI E PALLIATIVISTI A CONFRONTO”

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Sabato 29 settembre 2018, nell’Aula Conferenze della Clinica San Marco di Latina, si è tenuto il convegno “La gestione del paziente ematologico terminale – ematologi e palliativisti a confronto”, organizzato dall’ Associazione “Insieme per l’Hospice San Marco”.

La rete locale di cure palliative attualmente presente sul territorio, offre un modello assistenziale che mette al centro della cura sia la persona malata che la sua famiglia.  La complessità e la variabilità dei bisogni che il nucleo “paziente-famiglia” manifesta, viene ben soddisfatta attraverso setting diversificati (hospice e assistenza domiciliare) costituiti da un’équipe multidisciplinare di operatori che in maniera flessibile, si prende cura di tutti i bisogni espressi ed inespressi del paziente-famiglia, cercando di mantenere o migliorare la loro dignità e qualità di vita.

Il reparto UOC di Ematologia del Goretti di Latina, attraverso il supporto e il finanziamento  di Latina AIL, l’ Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma,  è in grado di garantire ai pazienti ematologici un servizio di cure domiciliari e trasfusionali, assicurando la presenza di medico e di un infermiere per sostenere una trasfusione, ma non riesce ad  affermare la reperibilità medica h24  e  le cure palliative integrate quotidiane di cui necessitano i pazienti ematologici in fase avanzata della malattia.

Ad oggi, i pazienti ematologici terminali sono costretti a dover raggiungere le strutture residenziali per poter effettuare una trasfusione, con un conseguente aggravio della loro qualità di vita.

Durante il convegno sono stati analizzati i vari aspetti per concretizzare l’integrazione tra l’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina e l’Associazione Italiana contro le leucemie di Latina, la cui presidente dott.ssa Caterina Allemand, ha precisato che occorre aiutare chi ha bisogno, non apparire ma fare.

Hanno moderato il prof.  Giuseppe Cimino, Primario del Reparto di Ematologia dell’ospedale Goretti, e il dr. Domenico Russo, responsabile dell’Unità Operativa di Cure Palliative della Clinica San Marco.

Il dr. Belardino Rossi, medico legale, Direttore Sanitario Asl di Latina,ha spiegato l’importanza di tutelare il paziente ematologico terminale, garantendogli la permanenza presso il proprio domicilio, riducendone così    gli accessi alle  strutture, con un notevole abbattimento dei costi per il trasferimento nelle strutture assistenziali, ogni volta che il malato  deve poter effettuare le trasfusioni di cui necessita, facilitandone   la percezione di miglioramento della qualità di vita.

Il medico, valutando le condizioni del paziente terminale, stabilisce se è opportuno o meno praticare una trasfusione” – ha evidenziato La dott.ssa Eleonora Papuzzo, medico palliativista. Occorre sempre informare il paziente terminale e la sua famiglia, che la trasfusione non è un salvavita, ma che serve a migliorare la sua sintomatologia.

L’infermiere case manager è il tessitore di legami – ha dichiarato la dott.ssa Michela Guarda, dirigente infermieristico Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, sottolineando l’importanza di integrazione tra le due equipe mediche di ematologia e medici palliativisti. L’ematologia fornisce tutte le informazioni necessarie sul paziente al momento della prese in incarico da parte dell’equipe multidisciplinare dell’Unità di cure palliative.

La trasfusione domiciliare deve fornire al paziente la stessa sicurezza, seguendo le stesse regolamentazioni di quelle praticate nella struttura, ha proseguito la dott.ssa Raffaella Marzano, Dirigente medico – UOC Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Latina.

La consulenza per accedere alle cure palliative del paziente ematologico terminale, deve essere precoce – ha affermato Il dr. Claudio Cartoni Unità Cure Palliative e domiciliari UOC ematologia del Policlinico Umberto I° di Roma, evitando che la presa in incarico da parte del medico palliativista risulti tardiva per il paziente stesso.

Occorre innanzitutto valutare le condizioni cliniche e il rapporto costo/beneficio prima di praticare una trasfusione ad un paziente terminale – ha spiegato la dott.ssa Alessia Massicci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, – sottolineando quanto l’astensione dall’effettuare la trasfusione resti una scelta difficile.

Decidere la somministrazione o ridurre la frequenza di trasfusione di emazie (cellule presenti nei globuli rossi che hanno il ruolo fondamentale di fornire ossigeno e ripulire il sangue – ndr) ha precisato il dr. Daniele Armiento, dirigente medico Policlinico  Campus Biomedico di Roma, in un paziente ematologico terminale, resta un tema  complesso che necessita di ulteriori approfondimenti e studi da parte dei medici prima di praticare una trasfusione, al fine di fronteggiare la meglio una riduzione di eventi avversi.

Sintomo cardine per un malato oncologico è l’anemia, poterne migliorare i valori, ha ribadito la dott.ssa Marta Ceccacci, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco, equivale a migliorare la qualità di vita del paziente terminale.

Il paziente ematologico è diverso da quello oncologico – ha precisato il dr. Sergio Mecarocci, ematologo dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, poiché diverse sono le patologie. Il trattamento di terapie antitumorali richiedono spesso trasfusioni di sangue o dei suoi componenti. Prima di praticare una trasfusione, occorre capire quali tra questi componenti del sangue occorre dover trasferire al paziente (piastrine, globuli rossi, globuli bianchi).

Occorre un’attenta valutazione caso per caso, prima di poter effettuare una trasfusione di piastrine, ad un paziente ematologico terminale, ha evidenziato la dott.ssa Federica Zoratto, oncologo Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Unità operativa di cure palliative e UOC di ematologia con trapianto del Goretti di Latina, fornendo una corretta informazione e formazione ai familiari del paziente.

L’obiettivo dunque è quello di poter gestire a domicilio il paziente ematologico terminale, valutando sulla base del quadro clinico del paziente, calcolando quanto sia appropriato o meno praticargli una trasfusione – ha precisato il dr. Claudio Cartoni.

La dott.ssa Chiara Venditti, medico palliativista presso Unità Operativa Cure Palliative Hospice San Marco e la dott.ssa Simona Tomassini, ematologo dell’Unità Operativa di Cure Palliative e UOC di Ematologia con trapianto del Goretti di Latina, hanno relazionato sulla loro esperienza di lavorativa di integrazione, portando a conoscenza alcuni casi di pazienti terminali a cui praticare una trasfusione è stato il mezzo fondamentale  per poter raggiungere un loro traguardo personale, quale festeggiare l’anniversario di matrimonio o portare al parco i suoi bambini.

Infine il prof.  Giuseppe Cimino, ha voluto sottolineare l’importanza di poter lavorare in stretta sintonia tra i medici del reparto di Ematologia del Goretti e l’equipe di medici palliativisti. “Medici che devono prendere decisioni difficili su poche evidenti certezze” ha precisato il dr. Domenico Russo.

http://www.ordinemedicilatina.it/latina-insieme-per-lhospice-san-marco/

http://www.ordinemedicilatina.it/cosa-e-emerso-dal-convegno-la-gestione-del-paziente-ematologico-terminale-ematologi-e-palliativisti-a-confronto-svoltosi-il-29-settembre-2018-presso-la-clinica-san-marco-a-latina/

Michela Guarda

SEMINARIO “L’INFERMIERE COME AGENTE DI CAMBIAMENTO TRA ARTE, CULTURA E SCIENZA”

Michela Guarda

Michela Guarda

Sandra Ravazzolo

Sandra Ravazzolo

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Maurizio Parmeggiani

Vittorio Vettorino

Vittorio Vettorino

 

 

 

Si è tenuto il 27 giugno, presso l’Aula Magna della clinica San Marco di Latina, il seminario multidisciplinare sul processo di assistenza al paziente.  Quattro i  relatori: Michela Guarda, Vittorio Vettorini, Sandra Ravazzolo e Maurizio Parmeggiani.

I lavori sono iniziati con la proiezione del cortometraggio  “Due pennellate”,  ideato da Sara Ruzzier, infermiera dell’Ordine di Trieste e vincitrice del premio messo in palio dall’OPI e realizzato in collaborazione della Casa del Cinema di Trieste. Il cortometraggio descrive la realtà quotidiana  affrontata dagli infermieri, partendo dal principio fondamentale di prendersi cura del paziente, soggetto attivo, che non implica solo l’obbligo di assistenza nelle cure mediche, ma anche quello di accoglienza, di ascolto e affettività.

 

Michela Guarda,  Il ruolo dell’infermiere palliativista come esperto nel prendersi cura in modo globale della persona. Gli infermieri che operano nelle cure palliative devono rispondere alle esigenze di cura delle persone e delle loro famiglie, affette da patologie ad andamento cronico-evolutivo, per le quali non esistono terapie ai fini della guarigione. Le funzioni dell’infermiere palliativista si esprimono attraverso l’acquisizione di un’alta padronanza di cinque fondamentali ordini di competenze (Core curriculum dell’infermiere di cure palliative SICP 2012): Competenze etiche: finalizzate alla comprensione delle situazioni cliniche difficili e controverse dell’assistenza in cure palliative, con sensibilità e attenzione, tollerante e non giudicante. Competenze cliniche: per appropriati ed efficaci interventi di valutazione e trattamento dei sintomi della fase avanzata di malattia in ogni patologia evolutiva. Competenze comunicativo-relazionali: finalizzate ad un’assistenza rispettosa dell’unicità, della dignità e della volontà della persona assistita e della famiglia. Competenze psico-sociali: per un’assistenza attenta ed efficace alla globalità dei bisogni espressi. Competenze di lavoro in équipe: per un approccio integrato alla gestione dei problemi assistenziali.

Il rapporto che si instaura tra infermiere e paziente è sia di tipo clinico-assistenziale, basato sulla razionalità, professionalità e esperienza e in quella di tipo umano, in esso sono  racchiusi  sentimenti, emozioni e valori umani.

Il criterio su cui viene costruita la relazione con il paziente è  quello della centralità della persona. Il paziente non più oggetto ma soggetto di cure assistenziali, con una reciprocità di atteggiamento di apertura all’ ascolto, al  dialogo e attenzioni. La comunicazione con il soggetto  deve essere sempre chiara, semplice e comprensibile. Il rapporto che si istaura è basato sulla fiducia reciproca, sulla condivisione delle emozioni e sulla capacità di cogliere i sentimenti dell’altro. Il ruolo dell’infermiere palliativista è quello di raccoglie tutte le informazioni necessarie per adottare e applicare le terapie più opportune, controllando il pieno soddisfacimento dei bisogni del malato, coinvolgendo attivamente in questo processo i familiari. Tutto questo comporta una forte carica emotiva per gli operatori del settore   che devono  necessariamente saper bilanciare. Occorre avere la capacità di prendersi cura della propria persona. “…Se non stiamo bene noi operatori, non possiamo gestire le sofferenze altrui” – ha detto Michela Guarda – “Provare a gestire utilizzando le proprie emozioni è fondamentale nelle cure palliative”. La sindrome di burn out,  è la risposta emotiva ad uno stress cronico basato su tre principali sintomi: esaurimento emotivo (sensazione di tensione continua e inaridimento del rapporto con gli altri),  depersonalizzazione (attitudine al distacco e rifiuto verso gli utenti), mancata realizzazione emotiva (rabbia, frustrazione, mancanza di entusiasmo, desiderio di cambiare lavoro). L’esperienza dell’hospice S. Marco ha portato alla realizzazione di un progetto pilota terapeutico-formativo tra mindfulness e photolangace, autrice di questo progetto la  dott.ssa Rosa Bruni, specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista. L’equipe di cure palliative sottoposta a incontri  per valutare la quantità di stress percepito. La metodologia è basata sul principio del photolangace (nata a Lione, Francia per aiutare un gruppo di adolescenti ad esprimersi  attraverso l’uso di fotografie) e quello del mindfulness = consapevolezza (si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente). Michela Guarda che poi concluso il suo intervento: “Se da una parte dobbiamo gestire situazioni al limite, dall’altra abbiamo un ritorno di emozioni e di gratifiche…; …Le emozioni ci aiutano ad affrontare le situazioni di difficoltà”.

 

Vittorio Vettorino  infermiere palliativista che presta la propria attività presso il domicilio dei pazienti, ha dato la sua testimonianza sull’importanza dalla comunicazione con il malato terminale. Un cortometraggio, ha preceduto la  sua relazione, “Le nozze di Rowden, malato terminale”, un ragazzo di Manila, malato terminale che ha coronato il suo sogno d’amore sposandosi in ospedale.

Il nostro lavoro consiste nel curare gli inguaribili, è una professione multidisciplinare che si prende cura del malato nella sua totalità”. Attualmente presso l’Unità di Cure palliative della struttura San Marco, sono operativi 5 infermieri + 2 per le sostituzioni, che quotidianamente svolgono la loro professione  presso il domicilio dei pazienti,  coadiuvati da 2 medici palliativisti. L’area operativa è tutta la pianura di Cisterna di Latina, alcune assistenze arrivano nella provincia di Roma fino a San Felice Circeo, coperte dall’assistenza le zone montane  da Cori a Prossedi. Il  compito fondamentale dell’infermiere che presta assistenza domiciliare  è quello di capire lo stato del paziente, sentire le sue condizioni sanitarie. Usando le proprie mani, come strumento di contatto fisico con la persona. Lo sguardo, per recepire ogni singolo aspetto  emotivo o di disagio  o di angoscia da parte del malato stesso; e l’udito per ascoltare e saper poi affrontare le ansie, le paure e poter esaudire qualsiasi richiesta da parte del malato stesso e dei suoi familiari, in modo professionale. L’infermiere palliativista deve saper diffondere sicurezza, tranquillità e farsi accettare da parte del paziente sin dal primo incontro, sapendo riconoscere quali siano i suoi bisogni primari. Il rapporto che si istaura è di tipo confidenziale, avendo cura nel dettaglio, osservando ogni minima cosa o cambiamento, dimostrando attenzione in tutto. La relazione che si crea è paritaria e per essere tale occorre entrare in sintonia con l’altra persona, trovando  la giusta chiave di comunicazione. Porsi allo stesso livello del paziente, come il rapporto simbiotico che si istaura tra due innamorati, che assumono le stesse pose, gli stessi sguardi. L’obiettivo è quello di essere considerato un amico, un confidente,  uno di famiglia. Si è accennato alla metafora di Stephen Covery del Conto Corrente Emozionale.  Il rapporto tra due esseri paragonato ad un conto bancario dove oltre al denaro depositato, la banca dispone per noi un fido. Non dobbiamo solo prelevare, altrimenti il conto va in rosso e la banca non ci concede altra fiducia. Occorre anche versare sul conto corrente. Questo è il principio su cui si basa il rapporto tra due esseri, dare e avere. Momenti in cui uno dà affetto, attenzione, energia all’altra persona e momenti in cui li riceve. Le relazioni sane sono quelle in cui questa energia scorre continuamente in entrambi i sensi.  Essa altro non è che la quantità di fiducia che si è venuta a creare in una relazione. Per ottenere la fiducia del malato occorre mantenere tutto ciò che viene a lui promesso. Un elemento fondamentale – ha precisato Vittorio Vettorino – è sorridere. Non sorrisi falsi o stereotipati, ma semplici. Noi operatori dobbiamo essere i primi ad essere contenti di stare con loro. Strappare un sorriso ad un paziente è sempre un gran risultato.

 

Sandra Ravazzolo  docente di Scienze Infermieristiche,  ha esposto la sua relazione sulla comunicazione come strumento essenziale per istaurare un buon collegamento tra due persone. Gli elementi funzionali che costituiscono il processo di comunicazione sono: l’emittente (colui che sta comunicando), il ricevente (colui che accoglie il nostro messaggio); il canale (il mezzo attraverso il quale stiamo comunicando, fondamentalmente con la parola, modulando il timbro di voce, utilizzando anche il linguaggio del nostro corpo, la gestualità, l’espressione del nostro viso, la postura del nostro corpo, lo sguardo); il messaggio (ciò che stiamo dicendo, tenere sempre presente chi lo sta ricevendo e come esso viene elaborato); il feedback (positivo e negativo). L’aspetto fondamentale della comunicazione è quello di creare un rapporto con il nostro interlocutore, ponendosi al suo stesso livello, cercando di prendere confidenzialità. A volte la difficoltà di linguaggio impedisce una buona comunicazione.  Per aprire una buona comunicazione occorre stabilire un situazione di empatia, quello spazio attraverso il quale è possibile raggiungere l’obiettivo della comprensione dell’altro. Il rapporto di empatia si crea e si chiude con il paziente, al momento che terminiamo il nostro colloquio. Importante è la qualità della relazione e della comunicazione che si instaura tra il professionista e la persona assistita.

L’infermiere, non si limita solo ad eseguire interventi tecnici, prendendosi cura del malato, ma  svolge una funzione terapeutica e supportiva attraverso il dialogo, con lo scopo di stabilire una ripresa efficace e personalizzata volta al soddisfacimento dei bisogni, al recupero dell’autonomia e all’adattamento allo stress che ogni malattia o forma di disagio porta con sé.

 

Maurizio Parmeggiani   Presidente AIDIPH, Associazione Italiana Diffusione  Insegnamento Pranic Healing, ha parlato dell’assistenza olistica al paziente.

Il Pranic Healing è una disciplina bio-naturale elaborata  lo scorso secolo da Master Choa Kok Sui, un uomo d’affari e ingegnere filippino  di origine cinese. La disciplina comprende tecniche di meditazione e di imposizioni delle mani che possono essere praticate da soli o essere praticate da un operatore, basate sul concetto di prana (energia vitale: sole, aria, terra).  Il  Pranic Healing è la guarigione e autoguarigione attraverso l’uso di questa energia, presente ovunque, che ognuno di noi possiede. I due presupposti su cui si fonda il Pranic Healing sono il corpo fisico e il corpo energetico, quest’ultimo trasmette le sensazioni (ad esempio quando una persona ci risulta poco gradevole a prima vista) queste sensazioni vengono recepite dal nostro corpo energetico. I disturbi fisici, emozionali o mentali si manifestano come alterazioni del corpo energetico.  Questa tecnica naturale, che non pretende di sostituirsi alla medicina e alle terapie mediche,  è in grado di correggere questi squilibri per mezzo di una  diagnosi energetica, rimuovendo le energie congestionate, e proiettando energia vitale. Il Pranic Healing insegna inoltre come incrementare il potere di guarigione del terapeuta, proteggersi dalla contaminazione eterica, rafforzare la salute fisica, emozionale, mentale ed aumentare il proprio potere personale e la propria vitalità, prevenire le malattie, materializzare i propri obiettivi , sviluppare una migliore sensibilità, compassione e pace interiore, accelerare la propria crescita spirituale in modo sicuro. Questa disciplina applicata ai malati terminali, interviene alleviando il loro dolore, non eliminando la malattia stessa. Il danno fisico rimane ma scompare il dolore, poiché interviene sul piano energetico del paziente. Una persona smette di vivere quando il suo corpo energetico smette di funzionare.

 

 

 

premiazione

RASSEGNA STAMPA PREMIO “ALBERTO SORDI” A MICHELA GUARDA

LE ECCELLENZE PONTINE

Il territorio pontino che si è sempre distinto per le ricchezze e bellezze di tutta la sua Provincia,
negli ultimi tempi ha anche esportato diverse eccellenze che hanno dato lustro a questa terra, per le
loro capacità e competenze nei diversi settori.
Quest’anno il fiore all’occhiello pontino è stata la dottoressa Michela Guarda, alla quale è stato
conferito il 15 giugno scorso, il “Premio Alberto Sordi alla Solidarietà”.
I premi assegnati dalla Fondazione Alberto Sordi, organizzatrice dell’evento ” presso il Palazzo
dell’Arte Antica in Roma, erano destinati a diverse categorie sociali, formate da cittadini comuni
e famiglie, figure professionali e gruppi di persone, che durante l’anno si sono distinte per aver
compiuto gesti esemplari di solidarietà e cura nei confronti di uno o più anziani.
Il premio alla solidarietà istituito dalla Fondazione Alberto Sordi, ha lo scopo di rendere visibile
ciò che normalmente non si vede: amore, passione e perseveranza nei confronti di chi soffre.
Le azioni premiate dovevano rispettare le seguenti caratteristiche:
• attenzione posta a forme di solidarietà incondizionata in favore degli anziani;
• cura nei confronti dell’anziano che abbia dato opportuna visibilità al paradigma positivo di azioni
responsabili;
• implementazione di un processo virtuoso di replica di buone prassi.
La Giuria, nominata dal comitato Direttivo della Fondazione Alberto Sordi, ha conferito il premio
per la figura professionale 2018, alla dottoressa Michela Guarda, Dirigente infermieristico
nell’Unità di Cure Palliative presso l’hospice San Marco di Latina, per essersi distinta fra le altre
candidature per la sua prassi lavorativa, caratterizzata da concretezza nella quotidianità ed umanità
profonda.
Michela Guarda ha fondato nell’agosto 2011 l’Associazione di volontariato “Insieme
per l ’hospice San Marco” a sostegno di persone in fase terminale di malattia e delle loro famiglie.
“Grazie al supporto di questa Associazione, che nel corso degli anni si sono potuti compiere gesti
esemplari di solidarietà e di cura a domicilio nei confronti principalmente di persone anziane
private di una rete familiare e sociale a loro sostegno”, ha sottolineato Michela Guarda.
Tra i momenti più toccanti, il Premio Alberto Sordi alla Memoria, dedicato a Fabrizio Frizzi, che
dal 2012 è stato il conduttore ufficiale della manifestazione. A riceverlo è stato il fratello Fabio,
Direttore d’orchestra e compositore e la moglie Carlotta Mantovan, conduttrice televisiva.20180908_111901-1 1

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